FRANCIA. Lo stallo di Barkhane e i suoi costi

45

La più recente tendenza generale della presenza della Francia in Africa punta verso l’abbandono militare per rivolgersi alle più promettenti monarchie del Golfo.  Unica eccezione è il contrasto ad Aqim decidendo di rafforzare la guerra segreta della Dgse con un dispositivo del Comando delle operazioni speciali, il cui ex capo è il capo di stato maggiore del presidente Sarkozy. Questa campagna discreta include innanzitutto una componente di aiuto e rinforzo degli eserciti locali, la Mauritania accetta e il Mali rifiuta; nel 2010 un piccolo gruppo di forze speciali, Sabre, è in Burkina Faso. 

Dalla fine del 2011 tornano le turbolenze ambientali e non; il fenomeno principale è il rapido aumento del potere dei gruppi armati, che si stanno sviluppando soprattutto nel nord del Mali. Possiamo vedere sia il ritorno del movimento nazionalista Tuareg, sia un ritorno al significato originario dalla fine del regime del colonnello Gheddafi, con la creazione del Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad, Mnla, e la formazione di organizzazioni. jihadisti reclutati localmente degli algerini di Aqim come il Mujao o Ansar Dine. Si tratta di movimenti politici con una struttura locale, e un esercito di volontari che vi aderiscono per molteplici ragioni, riporta il blog La Voie del Epee.

Ognuna di queste organizzazioni ha poco più di mille combattenti, ciascuna delle katiba di questi gruppi, sono colonne Pkmr (Pick-up, Kalashnikov, Mitragliatrici, RPG-7) di circa 200 combattenti piuttosto motivati, competenti e adattati all’ambiente, ha diversi livelli tattici per affrontare le forze armate maliane. Il Mali, il suo Stato, il suo esercito paralizzati e corrotti sono in una posizione di estrema vulnerabilità; lo stato del Mali soffre di “inerzia cosciente”. Vede i problemi, ma lo sforzo per affrontarli è troppo grande. 

Il Mali ha iniziato a esplodere all’inizio del 2012 e il nuovo intervento francese inizia nel 2013. La Francia ora è ancora in Mali: Barkhane ha sostituito  Serval, con dei costi elevatissimi: perde in media un soldato ogni due mesi e costa un milione di euro per ogni combattente nemico eliminato.

Adesso arriva il coinvolgimento di altri paesi, Italia compresa.

Tommaso dal Passo