Francia e Italia incontrano il loro Islam

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ITALIA – Roma 16/06/2015. Il 14 giugno si sono svolte due riunioni nelle sedi del ministero degli Esteri francese e italiano tra le istituzioni dello Stato i le comunità musulmane di Francia e Italia.

Nel primo caso l’evento è stato di una certa rilevanza: su volontà del presidente François Hollande, dopo mesi di preparazione si è svolta la prima riunione di una nuova consulta per l’Islam francese, che già da molti anni dispone di altri organi ufficiali di dialogo con la Repubblica. In questo senso è significativo che il Governo abbia tuttavia deciso di creare un nuovo organo di dialogo allargando e aggiornando i criteri di scelta degli interlocutori musulmani, andando al di là della semplice rappresentanza quantitativa o territoriale e includendo anche generazioni di intellettuali o terze generazioni di musulmani di Francia.
Dalla scelta dei rappresentanti, oltre cento, emerge come esista una società civile musulmana francese molto più articolata, che deve essere conosciuta e valorizzata per sviluppare al meglio una cooperazione anche su temi come la formazione delle guide di culto, la costruzione e la sicurezza delle moschee, il rispetto delle ritualità (dal cibo al pellegrinaggio), ma anche l’immagine dell’Islam in Francia e la prevenzione dell’islamofobia. Sono stati questi infatti alcuni dei temi discussi all’interno di quattro workshop lungo il corso di un’intera giornata di lavoro, aperta alle 10 dal premier Manuel Valls e conclusa alle 16 dal ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve.
Si tratta insomma di una qualità ed eterogeneità certamente più rappresentativa della complessità degli interlocutori, che ci sembra un buon esempio da seguire.
A Parigi, tra gli altri, erano presenti anche quattro membri dell’Ihei (Institut des Hautes Etudes Islamiques), organizzazione di riferimento della Coreis italiana in Francia e partecipe della medesima corrente intellettuale all’interno della tradizione islamica: Abd al-Haqq Ismail Guiderdoni, vice presidente della grande moschea di Lione e responsabile per la Scienza di Coreis italiana, Abd al-Wadoud Goureaud, membro d’onore del Consiglio esecutivo della Lega dei Laureati dell’università di Al-Azhar del Cairo e direttore dell’Istituto Al-Nour della Grande Moschea di Cergy (luogo di culto inaugurato proprio da Manuel Valls, allora nella funzione di Ministro dell’Interno), AbdAllah Yahya Darolles, vicepresidente dell’Ihei a Marsiglia e Farah Le Signeur dal nord est della Francia, a Rennes, voce femminile dell’Ihei attiva nel declinare la testimonianza della civiltà islamica nel dialogo interreligioso e nell’arte.
Nelle stesse ore si svolgeva a Roma la seconda riunione di un neonato tavolo di confronto con l’Islam italiano voluto dal ministro dell’Interno Angelino Alfano lo scorso 23 febbraio 2015. In rappresentanza di Alfano ha guidato la riunione il sottosegretario Domenico Manzione. Oltre alla Coreis italiana, rappresentata dal vicepresidente imam Yahya Pallavicini, al tavolo partecipano alcune fra le principali associazioni islamiche nazionali le quali, proseguendo il lavoro di avvio del primo incontro di febbraio, sono state sollecitate ieri dal sottosegretario Manzione a portare alcuni contributi concreti su due temi specifici: formazione e selezione delle guide religiose e il riconoscimento degli spazi rituali, dunque ministri e luoghi di culto. All’interno del tavolo di lavoro una nuova presenza, Abbas di Palma, presidente dell’Associazione Islamica sciita “Imam Mahdi”.

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