FRANCIA. AAA Intelligence offresi. A corto di soldi, l’industria spionistica cerca investitori stranieri 

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Le industrie di eccellenza nel settore intelligence e difesa della Francia sarebbero nelle mire di investitori stranieri, che negli ultimi mesi le hanno apertamente prese di mira. Il fondo Cia, In-Q-Tel, si è interessato a Linkurious, start-up dietro l’affare “Panama Papers” individuando le interconnessioni tra le persone sulla base di segnali deboli per le banche, l’esercito o i servizi francesi.

Lo stesso fondo di investimento americano, appena trasferito in Europa, si è avvicinato a Earthcube: soluzione di intelligenza artificiale, che permette di identificare in pochi secondi micropixel sulle immagini satellitari, viene utilizzata dalla Direzione dell’intelligence militare; Elika, un’azienda che innova nella linguistica operativa per consentire alle forze armate di comunicare in una lingua interdipendente, ha ricevuto proposte da fondi americani e del Qatar.

Alcune hanno già accettato, riporta Les Echos, come Dataiku, che lavora per Tracfin, completando un quarto round di finanziamento di 101 milioni di dollari con fondi leader anglosassoni, come Iconiq Capital, vicino al Ceo di Facebook Mark Zuckerberg.

Le start-up della difesa e dell’intelligence si stanno lanciando in nuovi progetti grazie a sovvenzioni e contratti industriali con la Direzione generale degli armamenti o con la nuova Agenzia per l’innovazione della difesa, ma stanno lottando per crescere molto rapidamente a causa delle modalità di finanziamento francesi. Nel disinteresse generale provato per sovvenzionare simili imprese, e viste le difficoltà si fanno avanti gli stranieri, non europei. Il numero limitato di attori, clienti, la natura dei cicli e dei processi di vendita sono fattori di rischio, per non parlare del diritto delle autorità pubbliche di controllare qualsiasi transazione.

In realtà, questo problema non è nuovo. La creazione nel 2018 di Definvest, fondo da 50 milioni di euro di Bpifrance per conto del Ministero delle Forze Armate, lo testimonia ma, ad esempio, Definvest risponde solo in parte alle esigenze, perché interviene solo a fianco di fondi privati e non subentra mai; in passato, altri tentativi semi-pubblici erano già falliti.

La sfiducia delle banche è sempre la stessa e le società per andare avanti cercano altrove; per le start up, poi, c’è un problema di competizione con le società più blasonate e tutelate dalle istituzioni, con la conseguenza che se non si pesca all’estero ci si rivolge al settore civile, uscendo dal mercato istituzionale di Difesa e Sicurezza, ad esempio, che risulta più redditizio. 

Antonio Albanese