Forti tensioni in Indonesia

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di Antonio Albanese  INDONESIA – Giacarta 07/11/2016. La polizia indonesiana ha arrestato nei giorni scorsi 10 persone accusate di aver istigato la violenza durante una manifestazione di massa contro un sindaco cristiano accusato di aver insultato l’Islam.

La gravità delle violenze aveva portato al rinvio del viaggio del presidente Joko Widodo in Australia il 5 novembre, riporta Channel News Asia. Widodo ha subito pesanti critiche per non aver tenuto a freno i gruppi intransigenti che avevano annunciato di voler portare per le strade della capitale migliaia di persone come avvenuto il 4 novembre.

In una conferenza stampa Widodo ha accusato “attori politici” per l’esplosione delle violenze contro il governatore della capitale Basuki Tjahaja Purnama, candidato alle rielezione a febbraio 2017, e contrapposto a due candidati musulmani. Il governatorato della capitale è una posizione politica molto forte ed era l’incarico tenuto da Widodo prima di diventare presidente nel 2014. Negli scopi delle presidenza e di Widodo la sua visita del 6-8 novembre in Australia serviva a cementare i legami, con particolare attenzione alla cooperazione economica e marittima e agli sforzi per contrastare la militanza islamista. «Guardando alla situazione attuale e alla condizione in Indonesia che richiedono la presenza del presidente, il presidente Joko Widodo ha deciso di rinviare la sua visita di Stato in programma in Australia», si leggeva in un comunicato rilasciato il 5 novembre.

La protesta contro il governatore Purnama, primo etnico cinese ad occupare la posizione di governatore di Giakarta, è stata in gran parte pacifica, ma la sera sono iniziate una serie di manifestazioni violente che hanno costretto la polizia ad usare gas lacrimogeni e cannoni ad acqua.

Una persona è morta e più di 100 sono rimaste ferite nelle violenze successive, molti agenti di polizia; tre veicoli sono stati dati alle fiamme, 18 sono stati danneggiati, secondo i dati della polizia usciti il 5 novembre. Gli scontri sono scoppiati in una zona a nord di Giakarta dove ci sono grandi comunità di non-musulmani e nella stessa zona sono stati effettuati 15 arresti dopo episodi di saccheggio. Diverse attività commerciali sono state chiuse per motivi precauzionali.

Il Fronte dei difensori islamici, il gruppo che ha indetto la marcia di protesta, ha negato la responsabilità per la violenza e ha detto che a lanciare le provocazioni era stata la polizia. Il gruppo intende organizzare un’altra protesta se le denunce contro Purnama per i suoi commenti contro il Corano non avranno seguito.

Il gruppo etnico cinese indonesiano costituisce poco più del 1 per cento della popolazione dell’Indonesia, 250 milioni di persone, e che in genere non entra in politica.

Una dozzina di gruppi musulmani hanno accusato Purnama di aver insultato l’Islam dopo aver detto che i suoi avversari avevano usato un versetto del Corano per ingannare gli elettori. Il versetto afferma che i musulmani non dovrebbe scegliere un non-musulmano come leader. La polizia sta investigando sulle dichiarazioni di Purnama, che ha chiesto scusa per le sue osservazioni, insistendo sul fatto che non criticava il versetto coranico ma coloro che lo usavano per attaccarlo. Purnama, considerato un riformatore, rimane popolare nonostante i tentativi dei gruppi islamici di colpirlo ed è considerato il favorito alle elezioni; ha perso una parte dell’elettorato per l’abbattimento delle baraccopoli di Giakarta.

Widodo, musulmano, ha promesso di non interferire in alcun procedimento legale contro Purnama, alleato del presidente; ma ha detto alla conferenza stampa che qualsiasi procedura legale che coinvolge Purnama sarebbe stato risolto «rapidamente, con fermezza e in modo trasparente (…) Deploriamo l’incidente dopo la preghiera, quando la manifestazione avrebbe dovuto già essere sciolta ed invece è diventata violenta. E, vediamo, che lo è diventata grazie alla guida di attori politici che hanno sfruttato la situazione», ha detto.