Oltre mille morti nella guerra al crimine di Duterte

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FILIPPINE – Manila 27/08/2016. Il capo della polizia delle Filippine ha invitato i consumatori di droga a uccidere i trafficanti e a bruciare le loro case, in una escalation controversa nella guerra al crimine del presidente Rodrigo Duterte che ha causato già 2.000 morti.

«Perché non fare loro visita, versare benzina nelle loro case e dargli fuoco per sfogare la vostra rabbia”, ha detto Ronald de la Rosa (nella foto) in un discorso trasmesso in televisione il 26 agosto; Dela Rosa stava parlando a diverse centinaia di consumatori di droga che si erano arresi alla polizia nelle Filippine centrali. I commenti di Dela Rosa seguono le direttive di Duterte che hanno suscitato critiche da parte delle Nazioni Unite e dai gruppi per i diritti umani. Duterte, 71 anni, ha vinto le elezioni di maggio facendo dello sterminio dei criminali legatila traffico di droga il suo cavallo di battaglia: ha promesso che 100mila persone sarebbero state uccise e i corpi sarebbero stati gettati nella baia di Manila per ingrassare pesci; pochi giorni dopo la sua vittoria elettorale, Duterte ha anche offerto premi ai poliziotti per i corpi degli spacciatori. Il relatore speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni sommarie, Agnes Callamard, ha detto che tali direttive »sono un incitamento alla violenza e all’omicidio, un crimine di diritto internazionale». Tuttavia Dela Rosa e Duterte hanno insistito di stare lavorando nel rispetto della legge e i loro collaboratori hanno definito come “iperboli” le loro dichiarazioni fatte con lo scopo di spaventare i trafficanti di droga. Dela Rosa poi si è scusato per quelle frasi definendole causate dalla tristezza e dalla rabbia. Dela Rosa ha confermato in una inchiesta del Senato che il numero confermato di persone morte nella guerra alla droga è di 1946 e che la polizia aveva ucciso 756 sospetti per legittima difesa. Sono aperte le indagini per altri 1190 omicidi, causati probabilmente dalle bande della droga; della Rosa ha anche sottolineato che la guerra al crimine era stato finora un successo. Molti filippini continuano a sostenere Duterte, accettando la sua tesi secondo la quale sono necessarie misure drastiche per evitare che le Filippine diventino uno “stato narcotrafficante”.