FILIPPINE. Marawi non sarà la nuova Raqqa

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Le forze armate delle Filippine hanno detto il 15 giugno che non permetteranno a Daesh di fare di Mindanao una destinazione del loro jihad. Le forze armate non consentiranno all’Isis di stabilire il proprio califfato islamico a Mindanao», ha dichiarato il portavoce della task force Marawi, ten. col. Jo-Ar Herrera, ripreso da PhilStar.

Herrera ha sottolineato che i militari sono impegnati a fornire sicurezza ad ogni filippino della regione. «Stiamo pensando di completare la lotta il più presto possibile. I nostri comandanti stanno facendo del loro meglio per raggiungere i loro obiettivi militari», ha detto Herrera.

Il 23 maggio il presidente Rodrigo Duterte ha dichiarato la legge marziale a Mindanao in seguito allo scontro armato tra le forze governative e il gruppo Maute a Marawi City.

Secondo i dati ufficiali solo quattro barangay nella città di Marawi sono controllati dal gruppo vicino a Daesh. Le truppe del governo stanno ancora combattendo contro un gruppo che va dai 150 ai 200 militanti, secondo Herrera. Le stime sul numero di terroristi in città variavano da 50 a 100 nelle prime ore della crisi fino ad arrivare a 500.

Circa 66.738 famiglie o 324.406 persone sono state sfollate da Marawi, secondo il National Disaster Risk Risk and Management Council.

Solo il cinque per cento degli sfollati interni rimangono nei centri di evacuazione, mentre il 95 per cento sono impiegati come domestici in altre città o rimangono con i loro amici e parenti.

Il governo afferma che l’operazione di sicurezza per arrestare il leader di Abu Sayyaf Isnilon Hapilon che ha diretto gli scontri ha aiutato a prevenire la prevista presa della città da parte del Maute e dagli uomini di Hapilon.

«L’azione dei militari e del governo ha effettivamente bloccato i loro piani per catturare la città (…) Sì, c’erano segnalazioni di intelligence, ma era qualcosa che doveva essere controllato correttamente», ha detto il portavoce presidenziale Ernesto Abella «Se non fosse per l’azione iniziale e decisiva dei militari, sarebbe stato peggio».

Luigi Medici