FILIPPINE. Il riso “sub” che sfamerà il mondo

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Nell’ottica di un futuro alimentare incerto per il globo, nell’ottobre scorso il filippino International Rice Research Institute, Irri, ha siglato un accordo con il Global Crop Diversity Trust per fornire finanziamenti permanenti per la conservazione e la condivisione di 136.000 varietà di un cereale che attualmente nutre più di 3,5 miliardi di persone al giorno.

Come riporta Asia Times, la preziosa banca genetica dell’istituto è diventata una parte fondamentale degli sforzi globali per rendere il riso più resistente, sostenibile ed equo in un momento in cui l’impatto del cambiamento climatico supera di gran lunga gli effetti positivi della fecondazione a Co2. 

Nella costa cinese dello Shandong, a nord di Shanghai, gli scienziati rivendicano il successo di un ambizioso piano di coltivazione del riso su 20 milioni di ettari di terreni salso alcalini e, specialmente nel delta del Fiume Giallo, che a loro avviso potrebbe sfamare altri 80 milioni di persone.

Si tratta di circa l’80% della popolazione dello Shandong, o il 10% degli 840 milioni di cinesi che dipendono dal riso come loro base, una cifra che difficilmente crescerà oltre il 2030 quando la popolazione cinese dovrebbe raggiungere circa 1,45 miliardi di persone.

Gli scienziati cercano di coltivare il grano in acqua salmastra fin dagli anni Settanta, ma è solo ora che sono venute fuori varietà commercializzatili con una produzione da quattro e mezzo a nove tonnellate per ettaro. La Cina ha cercato l’autosufficienza in riso, frumento e mais dalla fine degli anni Sessanta, ma non riesce ancora a soddisfare la fame di riso che è passata da 125 milioni di tonnellate nel 1975 a 261 milioni di tonnellate nel 2016, in linea con un aumento della popolazione di 484 milioni di tonnellate.

L’anno scorso la Cina è stata il più grande importatore mondiale di riso con 5,1 milioni di tonnellate, davanti a Nigeria (3,3 milioni), Filippine (1,9 milioni), Iran e Indonesia (1,7 milioni). L’India, al confronto, è stata il maggiore esportatore di riso, seguita da Tailandia, Stati Uniti, Pakistan e Vietnam.

L’autosufficienza è un obiettivo chiave della maggior parte degli altri governi asiatici, ma con gradi di successo molto diversi, determinati non tanto dalle rese per ettaro quanto dall’approvvigionamento idrico e dalla coltivazione in pianura.

Entro il 2050, i 5,2 miliardi di abitanti dell’Asia, secondo le stime attuali, mangeranno circa il 90% della produzione mondiale annua di riso, che secondo la maggior parte delle stime attuali passerà dagli attuali 450 milioni di tonnellate a ben 525 milioni di tonnellate. Gli scienziati dell’Irri hanno utilizzato la loro banca genetica per realizzare riso adatto agli estremi climatici mondiali che già minacciano la produzione nelle principali regioni produttrici di riso, tra cui Cina, India e Indonesia, i tre maggiori produttori e consumatori.

La banca genetica Irri comprende anche specie di riso selvatico, che sono state utilizzate per sviluppare varietà che tollerano il calore e la siccità e resistono a parassiti e malattie. Alcune sono state modificate anche per resistere alla tossicità del ferro, un problema comune che colpisce soprattutto il riso di pianura in Africa.

Tommaso dal Passo