FILIPPINE. Duterte spinge per il federalismo

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Se verrà approvata la nuova costituzione, il Presidente filippino Rodrigo Duterte potrebbe in teoria prorogare il suo mandato fino al 2030, ben oltre l’attuale limite di sei anni. Un apposito Comitato Consultivo composto da eminenti esperti e giuristi selezionati dal Presidente ha recentemente finalizzato la stesura di una nuova Costituzione che si propone di modificare radicalmente la struttura politica e le relazioni di potere del Paese. 

Se approvato, prima dal presidente, poi dal potere legislativo e infine dal popolo filippino, sostituirà l’attuale sistema unitario centralizzato delle Filippine con una nuova struttura federale di governo. Sarebbe la fine del predominio della capitale, Manila, che ha a lungo dominato sia politicamente che economicamente il paese. Si tratta di una delle principali promesse di Duterte in campagna elettorale.

Duterte, primo presidente filippino a provenire dall’isola di Mindanao, ha fatto del decentramento politico dal nord industrializzato verso il sud agricolo, una priorità politica fondamentale da quando ha vinto le elezioni, riporta Asia Times.

Una piena modifica costituzionale, piuttosto che una semplice modifica dell’attuale Carta costituzionale, è, secondo Duterte, l’unico modo per ottenere una giusta distribuzione del potere tra il centro e le periferie. In base alla nuova costituzione proposta, le Filippine avranno ancora un presidente eletto direttamente attraverso un voto popolare nazionale, ma avranno anche 18 regioni federate con le loro assemblee regionali.

Ci sarà anche una nuova Camera dei Rappresentanti Federale composta da 400 membri, che saranno eletti con una combinazione di voti diretti, basati su circoscrizioni geografiche, e rappresentanze proporzionali. I senatori non saranno più eletti in occasione delle elezioni nazionali, ma attraverso elezioni regionali. I governi regionali avranno inoltre una maggiore autonomia nell’aumentare le proprie imposte e nel determinare le priorità di sviluppo e creare una legislazione localizzata.

In un paese dominato da signori rurali e dinastie politiche urbane, il federalismo sarebbe probabilmente accolto con grande favore da gran parte dell’establishment politico a livello locale. Gli studi accademici stimano che 178 dinastie politiche dominano attualmente 73 su un totale di 81 province a livello nazionale. La maggioranza dei legislatori (70%) proviene dalle cosiddette dinastie politiche che sono legate da sangue e parentela e spesso assumono funzioni elettive in rapida successione per aggirare i limiti.

Le Filippine potrebbero iniziare la transizione verso una nuova era politica già nel maggio 2019 se la maggioranza dei cittadini approvasse la nuova costituzione proposta con un referendum a livello nazionale.

Lucia Giannini