FILIPPINE. Duterte schiaffeggia l’UE

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Il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, ha rifiutato l’assistenza dei rappresentanti dell’Ue, che lo volevano spingere a combattere contro il traffico e il consumo di droga nel paese con l’aiuto di programmi di riabilitazione. Secondo quanto riporta Reuters, l’Ue ha adottato una risoluzione che ha invitato il leader delle Filippine a usare dei metodi più contenuti nella lotta contro il traffico di droga nel paese e, in particolare, ha proposto l’istituzione di programmi di riabilitazione per i tossicodipendenti.

«L’Ue ha parlato, vogliono affrontare il problema della droga, curando la salute di questi figli di p…», ha detto Duterte, aggiungendo che non ha bisogno dell’Unione europea e dei suoi programmi di riabilitazione da “idioti“.

Eletto nel maggio dello scorso anno, il presidente delle Filippine è a favore di una lotta su vasta scala contro il traffico di droga. Secondo gli ultimi dati delle Nazioni Unite, dal momento che è salito al potere nel paese, Duterte ha fatto uccidere con la sua campagna repressiva più di 6.000 persone associate con il traffico di droga. La comunità mondiale ha più volte condannato i metodi di lotta contro il traffico di droga nel paese.

Alle critiche da parte delle organizzazioni internazionali per i diritti umani, le Nazioni Unite, gli Stati Uniti e l’Unione europea Duterte ha sempre risposto duramente, considerando le critiche come una interferenza negli affari interni del suo paese.

Secondo Efe, la grande serie di manifestazioni, che hanno scosso il paese ha chiesto la fine delle “esecuzioni extragiudiziali”, espressione usata dalle organizzazioni non governative per descrivere i più di 7000 decessi attribuiti alla repressione del presidente Rodrigo Duterte contro spacciatori e tossicodipendenti.

Da quando Rodrigo Duterte è salito al potere nel luglio 2016, più di 6500 presunti trafficanti di droga sono stati giustiziati come riferito dalle autorità di polizia, mentre l’opposizione li ha sempre descritti come “assassini sconosciuti” e ha denunciato il nuovo regime di polizia e di scarsa tutela dei diritti umani che si stava creando nel paese.

Il presidente Duterte non ha poi escluso l’utilizzo della legge marziale per evitare che ci si riferisca alle Filippine come un narco-stato.

Tommaso dal Passo