FILIPPINE. Duterte offre tregua ai ribelli comunisti

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Il presidente filippino Rodrigo Duterte ha dichiarato il 21 aprile di aver fissato un termine di 60 giorni per i colloqui di pace che sta cercando di rilanciare con la guerriglia comunista, esortando il leader esiliato dei ribelli a tornare a casa per trovare un accordo. Il conflitto tra il governo e il Bagong Hukbong Bayan, Nuovo Esercito Popolare, braccio armato del partito comunista delle Filippine, l’ala armata del partito comunista, infuria da mezzo secolo e ha ucciso più di 40.000 persone.

A febbraio, un diplomatico norvegese ha incontrato Duterte per cercare di convincerlo a riavviare i negoziati sul fatto che il presidente aveva abbandonato con rabbia quella che considera una doppiezza da parte dei comunisti, riporta Reuters. All’inizio di questo mese, Duterte ha ordinato al suo gabinetto di lavorare su una tregua per consentire i colloqui, ma i ribelli comunisti hanno respinto qualsiasi condizione preliminare, riporta Reuters.

José Maria Sison, leader del Partito comunista delle Filippine, è in esilio nei Paesi Bassi dalla sua scarcerazione alla fine degli anni Ottanta. «Sto parlando con Sison ora. È una cosa che va a fasi alterne e probabilmente i militari e la polizia hanno dei dubbi», ha detto Duterte in un discorso a una convention di un club motociclistico a Legazpi, nelle Filippine centrali «Ma è il mio dovere, il mio dovere fondamentale di base è quello di far sì che il paese sia pacifico», ha detto il presidente filippino.

Duterte ha detto che aveva «creato una piccola finestra di 60 giorni» per i colloqui e ha esortato Sison a tornare a casa al tavolo dei negoziati. Non ha detto quando sarebbe iniziato il periodo di 60 giorni. Ha detto che avrebbe pagato le spese del leader ribelle, compreso il suo volo aereo. Porre fine al conflitto era una delle priorità di Duterte, quando entrò in carica nel 2016. Ma ha abbandonato gli sforzi di pace in novembre, infuriato dai ripetuti attacchi dei ribelli durante i colloqui. Dal 1986 la Norvegia conduce negoziati “una tantum” per porre fine alla rivolta.

All’inizio di questo mese Duterte ha detto che i ribelli devono accettare un cessate il fuoco, fermare le attività di estorsione e abbandonare la loro proposta di un governo di coalizione, prima di riprendere i colloqui. Sison, dal canto suo, ha detto che spera che i negoziati possano porre fine all’insurrezione.

Tommaso dal Passo