Ribellione nel Sud delle Filippine

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FILIPPINE – Manila 05/03/2016. Un soldato filippino è stato decapitato durante gli scontri tra jihadisti e le forze armate filippine protrattisi per 10 giorni nella provincia di Lanao meridionale, nel sud delle Filippine.

Gli scontri, secondo i media filippini hanno finora fatto oltre 45 morti e 20mila sfollati. I ribelli sono guidati dai fratelli Abdullah e Omar Maute, seguaci dello Stato Islamico, secondo i media filippini. Gli scontri sono iniziati il ​​20 febbraio, quando i ribelli hanno attaccato una pattuglia a Butig, nel Lanao meridionale, a cui l’esercito ha risposto con l’invio di rinforzi, carri armati ed elicotteri. Questi attacchi sarebbero correlati a quelli dei combattenti Bangsamoro Islamic Freedomn Fighters (Biff) a Maguindanao e non sarebbero collegati all’approvazione del fallimento dell’approvazione della legge fondamentale Bangsamoro, ma sarebbero prove per ottenere il riconoscimento da parte di Daesh, secondo l’intelligence filippina per la quale al momento non c’è alcun legame diretto tra i gruppi filippini e Daesh. Manila ha inviato altri soldati a Maguindanao per respingere gli attacchi Biff in corso: i marineì e le forze speciali sono ora a Barangay Tee nella regione di Datu Salibo. La situazione rimane instabile. Dopo giorni e settimane di combattimenti, i gruppi armati devono ancora essere completamente eliminati. Gli scontri più gravi hanno fatto circa 20mila sfollati e distrutto case, centri educativi, uffici governativi e piccole imprese. L’esercito non è sicuro di quando la situazione in queste zone tornerà alla normalità.