Fake News o sviste sulla Libia?

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Dopo aver letto il pezzo uscito sul settimanale francese Jeune Afrique dal titolo Libye : «L’État islamique a changé de zone et de stratégie, mais il est toujours présent» , firmato da Arianna Poletti che intervista Arturo Varvelli, capo del Centro per l’Africa e il Medio Oriente dell’Istituto Italiano per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), ci permettiamo di segnalare diverse incongruenze ed errori alla luce delle nostra pluriennale e quotidiana ricerca sui fatti di Libia.

Per comodità di lettura e al fine di fissare correttamente eventi e personaggi abbiamo suddiviso le nostre osservazioni seguendo il filo di quanto scritto nel testo del settimanale francese, che invitiamo comunque a leggere per correttezza d’informazione sul teatro. 

Sulle persone

Hisham Hismawi/Ashmawy (Abu Omar al Muhajir al Masri) è capo del gruppo Jund al Islam e non è per nulla vicino a Daesh. Anzi. Ex ufficiale delle forze speciali egiziane, Ashmawi è transitato con parte del suo gruppo (Ansar Bayt al Maqdis) per Daesh nella sua costola del nord del Sinai per poi uscirne in pieno contrasto con la dirigenza del Califfato. Ashmawi ha ricostruito il proprio gruppo (Jamaat al Mourabitoune, da non confondere con la Katiba Al Mourabitoune di JNIM nel Sahel). La dirigenza di Al Qaeda ha quindi voluto mettere Ashmawi a capo del rinnovato gruppo Jund al Islam in Egitto con l’obiettivo di svilupparne le attività anche nell’est delle Libia.

Sulla timeline Derna/Sirte

I militanti di Daesh che sono tornati a Derna nel 2014 erano i libici che combattevano nello Stato Islamico nello Sham, la Brigata Battar. Sono arrivati il 3 ottobre 2014 in città e il 31 ottobre hanno prestato giuramento al Califfo.

Non è però in alcun modo l’attuale governo di unità nazionale di Tripoli, sostenuto dalla comunità internazionale, ad aver cacciato Daesh da Derna. Il 5 giugno 2015 Daesh lascia la città dopo mesi di duri scontri con il Consiglio della Shura dei Mujahideen di Derna. Quest’ultimo non era affiliato al GNA ma ad Al Qaeda, per due motivi. In primis perché il GNA è frutto dell’accordo di Skhirat, firmato nella cittadina marocchina nel dicembre 2015 e diventato operativo nel giugno del 2016, ovvero un anno dopo la cacciata di Daesh da Derna. In secondo luogo perché il Consiglio della Shura è stato creato da Mokhtar Belmokhtar (storico membro di Al Qaeda nel Sahel e nel nord Africa), che avrebbe lasciato poi le redini a Ashmawi dovendo tornare nella zona saheliana per la gestione dei gruppi con la nascita di JNIM.

Il GNA non ha mai riconosciuto il Consiglio della Shura come propria forza, anche se alcuni politici che supportano il GNA stesso hanno chiesto che l’esercito dell’est del paese (LNA) sotto il comando del generale Haftar non attaccasse la città. Sarebbe stato il colmo per un governo creato dalla comunità internazionale avere come forze riconosciute un gruppo collegato ad Al Qaeda. Soprattutto, il GNA non ha mai controllato Derna. Di fatto oggi la città è sotto il controllo del LNA del generale Haftar dopo mesi di assedio. Ancora oggi le forze di sicurezza conducono operazioni in città, come quella in cui è stato arrestato Ashamwi.

Dopo la cacciata da Derna, Daesh si è sviluppato a Sirte, come indicato, ma solo la dirigenza iniziale è stata mandata dall’Iraq. Per il resto, il Califfato si è sviluppato in Libia soprattutto con membri provenienti da gruppi locali (come ex membri di Ansar al Sharia da Ajdabiya), dalla vicina Tunisia o dall’Egitto. Non ancora aperto il fronte dell’Africa occidentale, molti combattenti provenivano anche dall’Africa occidentale come dal Senegal o dal Gambia. L’obiettivo di Daesh nel 2015, anno di piena espansione, era di espandersi in Africa e fare di Sirte la sua terza capitale (dopo Raqqa e Mosul), con forze locali e non esportate.

Sulla liberazione di Sirte

Non si può ridurre la cacciata del Califfato dalla città ai soli bombardamenti americani. Il supporto aereo americano è stato utile, ma chi ha liberato la città sono state le milizie dell’Operazione Bounyan al Marsous – BAM, un gruppo di milizie in particolare dalla zona di Misurata che hanno subito ingenti perdite per scacciare i più di 4mila miliziani di Daesh che erano a Sirte. I numeri parlano di 700 morti e circa 3mila feriti nelle fila delle milizie BAM. L’operazione medica Ippocrate dell’esercito italiano presso la base aerea di Misurata serviva e serve proprio a quello: dare supporto medico alle forze di Misurata che hanno ripreso Sirte.

Ad oggi sono almeno 1.500 i corpi di membri di Daesh ritrovati in fosse comuni lasciate dai jihadisti stessi in città. Ad essere scappati però sarebbero almeno il doppio perché le milizie BAM non hanno chiuso il cerchio attorno alla città visto che a est le milizie delle Guardie petrolifere non si sono coordinate con loro.

Ad ogni modo, i membri di Daesh fuggiti da Sirte (in particolare i leader che si credevano morti e che ultimamente vengono arrestati dal LNA) si sono rifugiati prima nella zona a sud del Jebel Nafusa e nella zona di Sebha, mentre un’altra parte è andata a rinfoltire le fila nelle organizzazioni di Daesh vicine, tra Egitto, Nigeria, Tunisia, Algeria e lo sparuto gruppo nel Sahel.

Così come in Iraq e in Siria, Daesh ha perso terreno, ma da anni ormai in Libia conduce attacchi di guerriglia e gestisce la sicurezza o la logistica per il contrabbando di carburante o il traffico illecito di persone dalla zona del confine con Ciad e Niger verso la costa. Questa è la vera capacità che ha Daesh, per ora non ha necessità di fare attacchi.

Nel servizio, non viene assolutamente citata l’eliminazione della presenza di Daesh a Bengasi o a Ajdabiya. Tolta Derna, la nascita di Daesh in Libia è iniziata proprio in quest’ultima città da dove è partito per prendere Sirte e installarsi a Bengasi. Qui Daesh si è alleato con altri gruppi locali (tra cui anche Al Qaeda) che avevano già formato il Consiglio della Shura dei Rivoluzionari di Bengasi. Il LNA ha dovuto combattere più di un anno e perdere più di mille uomini per riuscire a liberare la città, che ancora oggi è infestata dalle mine che Daesh ha lasciato.

Eric Molle e Antonio Albanese