Europa vs Eurasia

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ITALIA – Roma. 28/06/14. Ieri, Ucraina, Georgia e Moldova hanno siglato accordi con l’Unione europea. Sigle che non hanno lasciato indifferente la Russia e l’area Euroasiatica.
Una riflessione sulle ricadute di questi accordi sul pianeta Russia è stata pubblicata dal la testata rus.azattyq.org.

Il trattato sulla zona di libero scambio globale (DCFTA) è stato siglato da Kiev per la parte politica il 21 marzo, e il 27 giugno è stata la volta della parte economica. Moldova e Georgia hanno firmato un accordo di associazione, così come l’accordo sulla zona di libero scambio globale e approfondita nello stesso giorno.

La prima critica mossa dal giornale è che l’Ucraina con questa sigla, sullo sfondo della crisi interna, «ha rotto il piano originale di firma di accordi con tre paesi che sono membri del programma “partenariato orientale”». Bruxelles aveva inizialmente previsto di firmare gli accordi politici e commerciali con Kiev nel mese di novembre nel corso al vertice a Vilnius, ma l’allora presidente ucraino Viktor Yanukovich all’ultimo momento si è rifiutato di stipulare un accordo con l’UE. Poi c’è stata la rivolta “Evromaydana” e la caduta di Yanukovich.

«La UE ha firmato un accordo politico con Kiev nel mese di marzo, dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia». Si legge sempre nella testata.
Anche Georgia e Moldovia hanno variato i loro piani di avvicinamento a Bruxelles. Inizialmente la sigla degli accordi economici, con Chisinau e Tbilisi doveva avvenire alla fine di quest’anno. ma dopo la crisi in Ucraina il nervosismo è salito e tutti hanno avuto paura che Putin potesse interferire con la tabella di marcia programmata e quindi alla prima occasione si arrivati agli accordi.

«È progredita molto più velocemente a causa del possibile rischio che i russi strappassero o creassero un alto livello di tensione in Moldova e la Georgia alla vigilia della firma dei contratti» dichiara Amanda Paul, un analista politico del Bruxelles Policy Institute alla testata azattyq.
«Non vogliono una ripetizione dello scenario Vilnius, dove pochi mesi fa, i russi erano come una piovra, minacciosa» ha aggiunto.
Ma la domanda che tutti si fanno è: quali benefici avranno le tre ex repubbliche URSS ora?
Primo tra tutti il libero accesso al mercato dell’UE, dove ci sono 500 milioni di consumatori. Riduzioni delle tasse commerciali, un’apertura graduale dei mercati su entrambi i lati. Le tariffe doganali sono un altro protagonista dei trattati. Tuttavia, i tre paesi saranno molto più lenti a ridurre le proprie tariffe sulle importazioni dall’UE al fine di proteggere alcuni settori fragili dalla concorrenza.

Così, l’Unione europea aprirà i suoi mercati ai prodotti ucraine tra sette anni, mentre Kiev è disponibile tra 10 anni ad aprire i suoi mercati alle merci europee. Oltre a ridurre le tariffe, Bruxelles può aiutare questi paesi a migliorare la qualità dei loro prodotti in base alle norme UE, che a sua volta accelereranno l’accesso al mercato europeo da parte di questi Paesi. «La parte importante degli standard di settore, ovviamente, riguarda il cibo, perché se si vuole fare in modo che la gente compri alcuni prodotti, bisogna che non vi sia alcun rischio per la loro salute. Pertanto, ci sono molte regole in materia di sicurezza alimentare e la sicurezza in Europa» ha riferito Ricardo Giucci, capo del gruppo consultivo tedesca sulle riforme economiche in Ucraina al azattyq.
Oltre ai vantaggi economici, i tre paesi aumenteranno le loro possibilità di entrare nell’UE. A quanto pare per i paesi orientali entrare nell’Unione europea non è facile e gli accordi di libero scambio sono un piccolo passo di avvicinamento alla richiesta di adesione. Polonia e Romania vogliono promuovere l’allargamento dell’UE ad est, ma membri, come la Germania e la Francia, sono prudenti.

Ora bisogna aspettare le mosse di Mosca. Putin ha cercato di fare pressione su questi tre stati. Ha cercato di far aderire Kiev, Chisinau e Tbilisi all’Unione doganale, spazio economico alternativo alla Ue. Lo ha fatto anche usando le minacce, ovvero ha detto che chi aderisce alla Ue non è compatibile con l’Unione doganale.  Ma gli analisti dicono Mosca dovrà rivedere le sue posizioni in funzione delle necessità commerciali. Troppa rigidità non aiuta nessuno.

L’Ucraina per esempio esporta il 20% dei suoi beni verso la Russia per un valore di 15 miliardi di dollari l’anno se vi fossero misure troppo rigide questo commercio potrebbe bloccarsi. E a sua volta l’Ucraina indrodurrebbe dazi. 
Mosca non ha ancora annunciato alcuna risposta specifica contro la Moldova, ma ci sono state minacce. Il Vice primo ministro della russia Dmitry Rogozin, lo scorso anno ha messo in guardia sulle conseguenze di una rapido avvicinamento della Moldova alla UE, affermando che «il movimento di una locomotiva più veloce potrebbe perdere i suoi ultimi carri».
Circa il 12 per cento delle esportazioni moldave va in Russia, Mosca ha imposto già il divieto di acquistare il vino moldavo da settembre. Molti analisti hanno definito questa misura una politica di “braccio di ferro”. Ci sono altri punti di pressione. La Moldova è fortemente dipendente dal gas e dalle rimesse russe dei moldavi che lavorare senza un visto in Russia.
In realtà gli analisti dicono che i tre paesi potrebbero avere accordi di libero scambio con Bruxelles e Mosca, perché la Russia è membro dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e gli accordi di associazione sono pienamente integrati nella struttura dell’OMC. Pertanto, questi tre stati possono commerciare liberamente con i paesi che non sono membri dell’Unione europea, ma sono membri del OMC.
La Russia dunque può fare leva nell’immediato sulla politica dei dazi. Il presidente russo Vladimir Putin ha detto la scorsa settimana durante una riunione sulle questioni agricole in Stavropol che «assolutamente senza alcun dubbio» la Russia non sarà in grado di mantenere il dazio zero sulle importazioni dall’Ucraina. Mosca dice che ha bisogno per proteggersi dal ri-esporto di merci duty-free dell’Ucraina nella UE.
La Moldova invece teme che la Russia possa andare verso l’annessione della Transnistria o causare problemi nella regione autonoma della Gagauzia in Moldova, dove la maggioranza dei residenti ha votato con un referendum nel mese di febbraio a favore dell’Unione doganale, tirandosi fuori dall’UE.
Tbilisi è quella meno vulnerabile alla Russia, si è rifiutata di negoziare con Mosca dopo la guerra russo-georgiana del 2008. Tbilisi inoltre riceve il gas dall’Azerbaijan, non dalla Russia attraverso un gasdotto Baku – Ceyhan che attraversa la Georgia. Ma la Russia detiene ancora una carta vincente: potere sulle regioni separatiste – Abkhazia e Ossezia del Sud – che Tbilisi vuole riannettere alla Georgia.
I prossimi sorvegliati speciali sono Azerbaijan, Armenia e Bielorissia. Il primo sta trattando con Russia e Ue allo stesso modo totalmente indipendente dalle pressioni e di uno e dell’altro.

L’Armenia a sorpresa – sotto pressione della Russia – ha detto che vuole aderire all’Unione doganale sotto la guida di Mosca. Lo ha annunciato il presidente Serzh Sargsyan, il 3 settembre poco prima del vertice di novembre a Vilnius, dove ci si aspettava che Yerevan siglasse un accordo di associazione con Bruxelles.

La Bielorussia – l’ultimo membro del “partenariato orientale” dell’UE – è già nell’Unione doganale e mantiene rapporti freddi con Bruxelles.