ETIOPIA. Aperta la crisi politica: Desalegn se ne è andato

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Il primo ministro etiope Hailemariam Desalegn ha rassegnato le dimissioni il 15 febbraio scorso, in quello che lo stesso Desalegn ha descritto come un tentativo di riforma pacifico, dopo anni di violenti disordini che minacciavano il partito al potere nella seconda nazione più popolosa dell’Africa.

Le dimissioni, senza precedenti nella storia dell’Etiopia, hanno fatto seguito a un’ondata di scioperi nelle città vicine alla capitale e manifestazioni che hanno richiesto con successo il rilascio di un grande numero di leader dell’opposizione. Da gennaio sono stati liberati più di 6.000 prigionieri politici, mentre il governo cerca di sedare gli scontri tra i due gruppi etnici più grandi, Oromo e Amarico, che lamentano di essere sottorappresentati nei palazzi del potere etiopi, riporta il sudafricano DefenceWeb.

Il primo Ministro guida la nazione con il sistema politico etiope e le dimissioni di Hailemariam sottolineano la divisione della coalizione al potere sulla rapidità con cui portare avanti le riforme politiche. L’Etiopia è la più grande economia della regione e un alleato fondamentale dell’Occidente nella lotta contro la militanza islamica, ma i gruppi di difesa dei diritti criticano il governo per aver incarcerato giornalisti e oppositori politici. 

Non è chiaro chi avrebbe sostituito Hailemariam che si è inoltre dimesso dalla carica di presidente della coalizione al potere, che ha governato da quando ha sconfitto il regime militare nel 1991.

«I disordini e la crisi politica hanno portato alla perdita di vite umane e allo sfollamento di molti (…) Considero le mie dimissioni vitali nel tentativo di realizzare riforme che conducano a una pace e a una democrazia sostenibili», ha detto Hailemariam in un discorso televisivo». 

Hailemariam, 52 anni, ex decano dell’università, resterà in carica fino a quando l’Eprdf e il parlamento nomineranno un nuovo premier. Le dimissioni fanno seguito a un rimpasto del partito al governo avvenuto a novembre 2017. A gennaio il governo ha accelerato le riforme, liberando i prigionieri e chiudendo una famigerata prigione in cui, secondo gli attivisti, veniva praticata sistematicamente la tortura.

Luigi Medici