Brasile, energia: braccio di ferro tra Rousseff e Cemig

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Il Secondo generatore di energia brasiliana, Cemig, Energetica de Minas Gerais si è impegnato con il Governo del presidente Dilma Rousseff a tagliare le tariffe elettriche che sono tra le più alte del mondo. Ma nonostante l’impegno, l’utility controllata da stato di Minas Gerais ha respinto una rinegoziare per tre licenze che corrispondono alla metà della sua capacità di generare elettricità, sostenendo che la richiesta viola i termini di contratto sottoscritti nel 1980.

A riferirlo l’Amministratore delegato Luiz Fernando Rolla che in conferenza stampa ha spiegato anche che le concessioni devono essere automaticamente rinnovati in base alle regole precedenti.

La mossa di Cemig, il cui più grande azionista di minoranza è BlackRock Inc. (BLK), sottolinea che Rousseff forse si è allargata troppo promettendo un taglio del costo dell’energia del 28%. L’azienda conta sul sostegno del Congresso per mantenere il sistema esistente. L’analista Rafael Dias,Banco do Brasil SA (BBAS3),intervistato da bloomberg ha detto: «E una mossa coraggiosa». «Se ci riusciranno, altri potrebbero seguire la stessa strada».

La scelta del presidente è motivata dal rallentamento della crescita del Brasile che ha quindi applicato una politica di stimolo della domanda da parte dei consumatori per ridurre i costi di attività che scoraggiano gli investimenti. Il piano energetico nazionale è stato presentato a settembre e mira a riformare le tariffe dal 1 gennaio del prossimo anno, taglio che in ogni caso entrerà a far parte delle condizioni di rinnovo delle concessioni in scadenza nel 2017.

Nel frattempo Cemig ieri in borsa ha guadagnato il 6,2% il massimo da novembre 2008.Cemig ha registrato un aumento di 9,2 per cento delle vendite nel secondo trimestre totalizzando 4,41 miliardi di reais (2,17 miliardi dollaro).