Nuove alleanza strategiche petrolifere

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REGNO UNITO – Londra 26/08/2013. Dal World National Oil Companies Congress tenutosi a Londra il 19 e 20 giugno scorso, evento in cui i leader delle compagnie petrolifere nazionali (NOCs) si incontrano tra loro e con i propri partner per discutere e decidere del futuro del petrolio e del gas e dal quale l’OPEC ha redatto un importante rapporto, è emerso che i combustibili fossili occuperanno anche negli anni a venire un ruolo centrale per il destino energetico del mondo.

 

L’Amministratore delegato della Statoil Helge Lund, infatti, proprio in quella sede, ha sottolineato come la società moderna è imprescindibilmente legata allo sfruttamento di petrolio e gas naturale e che tale stato di cose durerà per molti decenni ancora. Anche Peter Voser, il suo omologo a Royal Dutch Shell, ha condiviso questa posizione. Egli ha riconosciuto che la percentuale globale di combustibili fossili nel mix energetico scenderà progressivamente, ma, dato che la popolazione mondiale è in continua espansione e che molte persone devono ancora essere sottratte alla povertà energetica, questi rappresenteranno una «fetta più piccola di una torta più grande».

La crescita della domanda energetica a lungo termine dovrà essere soddisfatta, logicamente, mediante un incremento della produzione di combustibili, da innovazioni tecnologiche nel settore, nonché da incrementi degli investimenti e delle partnership internazionali. È chiaro che le compagnie petrolifere nazionali reciteranno un ruolo fondamentale nel soddisfare la crescente domanda mondiale di energia. Queste, infatti, già oggi hanno un impatto sostanziale sulle dinamiche dell’industria petrolifera, dimostrando di saper stringere partenariati non solo in patria e di poter competere testa a testa con le compagnie petrolifere internazionali (IOCs).

Le NOCs, insieme ai Paesi aderenti all’OPEC, posseggono oltre l’80% dei depositi di petrolio, dunque la maggioranza delle riserve di greggio accertate al mondo. Il dato sottolinea in maniera inequivocabile il loro potenziale nei mercati interni. Le stesse, inoltre, sono sempre più protese ad investire oltre i confini dei loro Paesi d’origine e molte hanno già partecipazioni in altre nazioni.

La Qatar Petroleum International (QPI), ad esempio, ha un ampio portafoglio di investimenti nel mercato mondiale dell’energia, soprattutto nei comparti della raffinazione, della petrolchimica e del gas naturale. La brasiliana Petrobras e la malesiana Petronas operano, rispettivamente, in 25 e 35 Paesi, mentre NOCs cinesi e indiane stanno cercando di “penetrare” in Africa, Medio Oriente, America Latina e Asia Centrale. La Statoil, ancora, ha stretto numerose partnership a lungo termine con alcuni membri dell’OPEC ed in particolare con l’Angola, Paese in cui la società norvegese è stata attiva per quasi vent’anni ed oggi contribuisce alla gestione di sette giacimenti che producono circa 170.000 barili di petrolio al giorno.

Durante il World National Oil Companies Congress Alex Oliveira, Emerging Markets Leader per Ernst & Young, ha sottolineato che nel 2012 si è raggiunto un livello record di investimenti internazionali da parte delle NOCs, con più di 100 offerte e circa 70 miliardi di dollari investiti. Ahmed Al-Ahmed, direttore esecutivo Upstream, di QPI, sempre a Londra, ha affermato che le NOCs stanno attraversando un processo di maturazione e non sono più giocatori passivi sul mercato mondiale dell’energia. Jay Pryor, Executive Vice President, Business Development di Chevron, ha ribadito che molte NOCs stanno diventando “internazionali” e che la distinzione tra queste e le IOCs appare sempre più sottile.

Le compagnie petrolifere nazionali, dunque, rispetto a qualche decennio fa, hanno ampliato il loro raggio d’azione e diversificato le loro attività, contribuendo a far sì che le industrie del petrolio e del gas rimangano forti, stabili ed in grado di fornire le materie prime per soddisfare la domanda mondiale di energia.