ENERGIA. Gli Emirati si uniscono a Riyadh contro Mosca, nella nuova guerra del petrolio

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Gli Emirati Arabi Uniti si sono uniti all’Arabia Saudita nell’aprire i flussi del petrolio, allargando il fronte contro la Russia nella una guerra dei prezzi. La compagnia petrolifera statale Abu Dhabi National Oil Co, Adnoc, ha dichiarato che aumenterà la produzione di 1 milione di barili al giorno, rispetto ai 3 milioni, entro aprile.

L’Aramco aveva annunciato che avrebbe aumentato la produzione di 2,5 milioni di barili al giorno, fino a 12,3 milioni di barili al giorno, a partire dal 1° aprile. Inoltre, secondo Arab News, avrebbe offerto sconti agli acquirenti, da 4-8 dollari al barile.

Lo sforzo concertato per inondare il mercato segue il fallimento dell’alleanza Opec+ con la Russia, che si è rifiutata di unirsi a Riyadh per sostenere il prezzo del petrolio la scorsa settimana, riporta Asia Times. I sauditi avevano cercato di approfondire i tagli alla produzione, per compensare il calo della domanda, in particolare da parte della Cina, dovuto al coronavirus.

Rifiutato da Mosca l’accordo, Riyadh ha cambiato politica completamente ed è andata allo scontro diretto con Mosca per vedere chi può sostenere le perdite più a lungo. Il 12 marzo, il petrolio greggio si aggirava intorno ai 31 dollari al barile, in calo del 5,58% rispetto al giorno precedente; Aramco ha visto scendere il suo valore azionario da 33 a 28,95 riyal da quando è saltato Opec+.

L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha ridotto la sua domanda globale prevista per il 2020 di 1,1 milioni di pbd; Goldman Sachs ha avvertito che i prezzi del petrolio potrebbero scendere a quasi 20 dollari al barile quest’estate.

La Russia, che vanta un’economia molto più diversificata di quella dell’Arabia Saudita che dipende dall’energia, ha segnalato di essere pronta al confronto: «L’industria petrolifera russa ha una base di risorse di alta qualità e un margine di forza finanziaria sufficiente per rimanere competitiva a qualsiasi livello di prezzo previsto, oltre a mantenere la sua quota di mercato», ha detto il ministro russo dell’Energia Alexander Novak. Bloomberg riporta che Mosca è pronta a far scendere i prezzi fino a 15-20 dollari al barile. Il calo drastico della domanda globale di petrolio in mezzo alla diffusione della pandemia di coronavirus potrebbe tuttavia spingere i due paesi oggi rivali a tornare al tavolo delle trattative.

Luigi Medici