EMIRATI ARABI. ENI fa entrare Dubai nell’affare del gas egiziano

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Il gruppo petrolifero italiano ENI ha sottoscritto, negli Emirati Arabi Uniti, l’acquisizione di due quote del 5% nel giacimento petrolifero del Lower Zakum per 300 milioni di dollari e del 10% nei giacimenti sottomarini di petrolio, condensa e gas Umm Shaif e Nasr per 575 milioni di dollari.

La spesa totale per il gigante italiano è di circa 875 milioni di dollari. Tuttavia, la cifra è inferiore ai 934 milioni che Eni raccoglierà da Mubadala Petroleum, una controllata del fondo sovrano emiratino Mubadala, il 10% della concessione sottomarina di Shorouk, con la quale Eni controlla la gigantesca estrazione di Zohr in Egitto, riporta il sito Italie-France.

Gli accordi, della durata di 40 anni, con effetto retroattivo al 9 marzo 2018. Eni detiene la partecipazione del 60% nel blocco, la più grande scoperta di gas mai realizzata nel Mediterraneo, con 400 milioni di metri cubi standard al giorno, attraverso la sua controllata Ieoc; Rosneft detiene una quota del 30 per cento e Bp del 10 per cento.

Inoltre, riporta Ahval, la possibilità di esplorare gas nei campi vicini al largo dell’isola di Cipro. Il mese scorso, la Turchia ha bloccato l’arrivo di una nave inviata da Eni per esplorare in una zona compresa tra Cipro e l’Egitto, a causa di esercitazioni militari da eseguire nella zona.

Mubadala Petroleum è interamente di proprietà di Mubadala Investment Company, il fondo statale con sede ad Abu Dhabi con attività per un valore di oltre 125 miliardi di dollari. La produzione di Zohr è iniziata alla fine dello scorso anno.

Il Mediterraneo orientale ha visto alcune delle più grandi scoperte di gas al mondo nell’ultimo decennio, in un momento in cui l’Europa sta cercando di diversificare le forniture dalla Russia. L’enorme giacimento di gas Zohr nelle acque egiziane è particolarmente importante per Cipro, la cui zona economica esclusiva confina con il giacimento di gas, la cui capacità è stimata a 30 trilioni di metri cubi.

Per Reuters, l’accordo si inserisce nella cosiddetta strategia di “doppia esplorazione” di Eni, nell’ambito della quale il gruppo mira a vendere le partecipazioni nei settori in cui opera al fine di raccogliere liquidità per finanziare lo sviluppo futuro e sostenere i dividendi.

Inoltre, non mancano considerazioni politiche che potrebbero essere dietro questo mossa, vista la non rosea situazione delle relazioni tra Roma e Il Cairo: coinvolgere nello sfruttamento gli Emirati, con cui il Cairo ha buoni rapporti ed interessi, potrebbe rendere più complicate eventuali azioni di rappresaglia economica se le relazioni italo-egiziane tornassero a peggiorare. 

Luigi Medici