Azerbaijan, il 9 ottobre alle urne

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AZERBAIJAN – Baku. 18/08/13. Il paese del Caucaso del Sud si prepara alla sua tornata elettorale del 9 ottobre. Ieri la commissione elettorale ha acceso il semaforo verde per altri quattro candidati. Si arriva così a contare ben dodici aspiranti alla presidenza della repubblica dell’Azerbaijan. 

 

La Commissione elettorale centrale ha approvato ieri la nomina dei candidati: Hafiz Hajiyev, presidente del partito “Moderno Musavat”, il numero uno di MP, Zahid Oruj, presidente della Rinascita Nazionale Partito, Faraj Guliyev e Direttore del Centro per la “East-West” Arastuna Orujlu.

Alla riunione, presieduta dal capo della Commissione elettorale centrale Mazahir Panahov sono stati registrati e autorizzati i rappresentanti di entrambe le parti, così come il candidato precedentemente approvato, avvocato Ilgar Mammadov, fonte Trend.

Così, a partire da agosto, la CEC ha approvato a partecipare alla elezione della candidatura di Ilham Aliyev, Ahmed Orudj, Ilgar Mamedov (noto anche con lo pseudonimo di Ilgar Altai), Iqbal Aghazadeh, Fuad Aliyev, Ali Aliyev, Araz Alizadeh, Gudrat Hasanguliyev, Hafiz Hajiyev , Zahid Orudj, Faraj Guliyev e arastuna Orujilu, fonte 1news.az.

Il presidente in carica, considerato dagli analisti possibile vincitore, IIham Aliyev si presenta come candidato del partito di governo ” PArtito Yeni Azerbaijan”. Il candidato Ilgara Ali oglu Mammadov, non ha un partito alle spalle e la sua è una “autocandatura”, secondo l’agenzia di stampa Novosti-Azerbaijan. Mentre Aghazadeh Iqbal fa riferimento a “Umid” secondo SalamNews. Fuad Aliyev è il numero uno del partito liberal-democratico e presidente di “Cittadini e Sviluppo”, Ali Aliyev si presenta per “Eco del Caucaso”. Araz Alizadeh Mamedmubariz oglu è il candidato scelto del partito socialdemocratico e Gudrat Muzaffar oglu Gasanguliyev è il rappresentante scelto dal Partito del Fronte Popolare Unito, fonte Apa.az.

Per la domanda di presentazione alle elezioni presidenziali, in Azerbaijan, basta raccogliere le firme di 100 elettori, oppure essere i candidati scelti dai partiti riconosciuti o ancora essere scelto da un gruppo di partiti riconosciuti. La commissione pettorale CEC ha cinque giorni per accettare o respingere le richieste. 

Attualmente il favorito è l’attuale presidente in carica, ma chiunque vinca le elezioni ha sul tavolo diverse e spinose problematiche. Prima di tutto la questione dei confini nel Nagorno Karabakh, anche in questi giorni ci sono stati scontri tra gli eserciti. Secondo il ministero della Difesa azero: «il bombardamento è stato effettuato da una posizione vicino ai villaggi Asagi Abdulrahmanli, Goradiz Fizuli, Agdam Javakhirli». Secondo i ministeri della difesa armeno e del Nagorno Karabakh i bombardamenti non sono stati registrati. E ancora, i rapporti tra Lezgian, regione autonoma, che di recente a Mosca ha tenuto una conferenza stampa dove ha denunciato l’Azerbaijan di violare i diritti umani in seguito all’arresto di alcuni cittadini, imprenditori, in Azerbaijan.

Il vincitore dela tornata elettorale del 9 ottobre dovrà fare i conti con nuove alleanze strategiche che oltre a rivedere quello con i cugini russi, tengano in debita considerazione quelli con la sorella Europa. Che sta divenendo un acquirente sempre più importante e strategico di gas. Il quadro geopolitico vede l’Azerbaijan poi impegnato in prima linea nel conflitto siriano e dei rapporti con l’Iran. 

L’Azerbaijan ai tempi dell’indipendenza dalla Russia ha visto il sostegno della Turchia e Israele, ma non ha potuto fare a meno di stringere la mano all’Iran visto che ha in pancia un elevato numero di cittadini sciiti. Anche gli USA osservano questo paese da vicino grazie a Israele, considerato strategico. Dall’Azerbaijan dipendono per esempio, gli approvvigionamenti dei militari Nato in Afghanistan. 

Internamente Baku si trova a dover gestire il problema delle risorse idriche. È recente il tentativo di trovare un accordo in materia con il Nagorno Karabakh. Il problema dell’acqua è sentito soprattutto nelle regioni di confine con l’Armenia. E ancora, i candidati hanno posto al centro della campagna elettorale i problemi legati alla corruzione. E tutti i candidati dell’Azerbaijan sono in allerta per Sochi 2014. Nel Caucaso del Nord ci sono stati circa 200 morti nel primo trimestre del 2013. L’area è colpita da attacchi terroristici da parte di gruppi separatisti. L’Azerbaijan in questo contesto dovrebbe giocare il ruolo di “stabilizzatore” cosa per altro avvenuta fino al 2011, ma negli ultimi due anni, lamentano gli analisti di geopolitica, tra cui Azad Isazade, Istituto per la Pace e la Democrazia in Azerbaigian il processo si è arrestato.« Il 2012 e l’inizio del 2013 l’Azerbaijan è riuscito a rovinare i rapporti con quasi tutti gli attori esterni», ha detto lo studioso durante una conferenza, in particolari modo con la Russia.

Infine sempre sul fronte interno, chi vincerà le elezioni non potrà fare a meno di dare spazio alle nuove istanze che cominciano farsi sentire in casa azera. Basta vedere cosa sta succedendo in campagna elettorale: «Per la prima volta tutti i partiti di opposizione reale, tra liberali, nazionalisti, islamisti, rappresentanti di movimenti giovanili siamo uniti in un’unica struttura. Tutti consolidati in un comune obiettivo, ottenere un cambiamento democratico nel paese. Il nostro candidato Rustam Ibrahimbeyov ha promesso in caso di vittoria di realizzare le riforme costituzionali e nuove elezioni presidenziali e parlamentari. In questo caso, tutti i rami del governo saranno formati sulla base della volontà del popolo» ha dichiarato – Asef Guliyev, dell’NCJA.

Nei prossimi mesi osserveremo lo svolgersi della campagna elettorale, e andremo a vedere quali sono i temi caldi delle elezioni. Di certo in un Paese fortemente in crescita come l’Azerbaijan al momento sono meno sentiti i problemi occupazionali, o di crisi economica mondiale, mentre i cittadini sembrano aver sviluppato una particolare sensibilità alle riforme di stampo occidentale e ai diritti umani.