Egitto, promozione solo dopo il 30 giugno

41

EGITTO – Il Cairo. 10/06/13. Il tribunale egiziano ha rinviato a lunedì prossimo  il nuovo processo dell’ex presidente Hosni Mubarak. L’accusa è quella di essere il mandante per le uccisioni del 6 luglio 2011. La notizia del rinvio è andata in diretta tv alla televisione di Stato. 

 

Il nuovo processo vede come imputati Mubarak, i suoi due figli, Alaa e Gamal, l’ex ministro degli Interni Habib al-Adli, sei ex vertici della polizia e  il latitante magnate Hussein Salem. Oltre all’accusa di essere mandanti degli omicidi, gli imputati dovranno rispondere di corruzione, affarismo e guadagni illeciti.

La Corte penale de Il Cairo ha deciso di rinviare la revisione del processo al 6 luglio, su richiesta dell’avvocato di Mubarak e degli avvocati degli altri imputati.

La corte ha anche deciso di rilasciare temporaneamente i due figli di Mubarak, Alaa e Gamal, per le accuse di corruzione a patto che su di essi non pendano altri capi di imputazione.

Mubarak e Adli sono stati condannati al carcere a vita nel giugno 2012 per la responsabilità morale nell’uccisione dei manifestanti avvenute nella manifestazioni politiche del 2011.

La decisione del tribunale è il linea con i rumors secondo i quali, per l’Egitto, la data da segnare sul calendario è quella del 30 giugno. Fonti AGC non ufficiali nel Paese affermano che vi sarebbe in atto la preparazione di una fiaccolata anti Morsi: fiaccolata che dovrebbe sfilare a Piazza Tahrir e che conta già 9 milioni di persone partecipanti. Se la fiaccolata avrà luogo, il governo Morsi rischia di cadere, se invece di una fiaccolata contro la Fratellanza ve ne sarà una a suo favore, le stesse fonti ci dicono che il governo sopravviverà per altri 3 anni senza ulteriori scossoni.

Le stesse fonti ci hanno manifestato la preoccupazione egiizana di una sconfitta del governo Assad in Siria. Temono infatti che una vittoria dei “ribelli” porterebbe al potere movimmenti affiliati ad al Qaeda segnado la fine, in questo modo, dell’esperienza politica islamica “moderata”, cui si sta rifacendo, in maniera particolare, il governo Morsi. Si scatenerebbe un’effetto domino dalle conseguenze impensabili. 

Stessa sensazione che si ha in Libano, manifestata dal Partito di Dio: Hezbollah già appoggia apertamente il governo alawita (AGC Communication: Hezbollah pronta ad allargare il conflitto siriano; Libano. Bata una scintilla)