EGITTO. Pechino difende la sua “deradicalizzazione” degli uiguri

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Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha difeso la politica cinese verso gli uiguri in un discorso fatto durante il suo viaggio in Africa, definendolo come impegno antiterrorismo, dicendo che le misure erano «legali, in quanto sono ampiamente riconosciute come misure preventive».

Parlando al Cairo, Wang ha detto che la Cina ha risposto all’appello delle Nazioni Unite di usare lo sviluppo, l’educazione e altre risorse per frenare il pensiero religioso estremista.

Come riporta Scmp, le politiche di Pechino seguono i principi del “Piano d’azione per la prevenzione dell’estremismo violento” dell’Onu del 2015, così come le esperienze di Paesi come l’Egitto, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, la Francia e gli Stati Uniti.

Wang ha parlato dopo che gli Usa hanno manifestato l’intenzione di voler imporre sanzioni alla Cina per le violazioni dei diritti umani. La Commissione esecutiva del Congresso Usa sulla Cina ha accusato Pechino di aver commesso crimini contro l’umanità con l’incarcerazione di oltre un milione di persone nella regione autonoma di Xinjiang Uygur.

Dopo la pubblicazione del rapporto, il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha criticato il trattamento riservato dalla Cina agli Uiguri, prevalentemente musulmani, e ha invitato l’Organizzazione della cooperazione islamica e la Lega araba delle 22 nazioni a denunciare la politica cinese nello Xinjiang.

La settimana scorsa, il Consiglio dei rappresentanti del Bahrein ha criticato la Cina per quello che, a suo dire, è stato il maltrattamento degli uiguri, ma altri Paesi musulmani, tra cui il Pakistan e l’Arabia Saudita, sostengono la posizione di Pechino. L’Egitto è stato uno dei circa tre dozzine di Paesi africani che hanno dato il loro appoggio alla Cina dopo che 22 nazioni per lo più occidentali hanno chiesto a Pechino di chiudere le sue strutture nello Xinjiang.

Wang ha risposto affermando che le misure servono per combattere il separatismo e il terrorismo, piuttosto che una questione di diritti umani o di religione.

La Cina stava “deradicalizzando” i musulmani e si serviva di centri di formazione professionale per insegnare loro nuove competenze, ha detto il Ministro.

Mentre era al Cairo, Wang ha incontrato Ahmed Aboul Gheit, segretario generale della Lega Araba, che ha detto che l’organizzazione «comprende appieno la posizione della Cina sulle questioni legate allo Xinjiang e si oppone a qualsiasi interferenza negli affari interni della Cina».

Il presidente egiziano Abdel-Fattah el-Sisi ha dichiarato che il suo Paese «rafforzerà la cooperazione con la Cina in diversi campi e intensificherà gli scambi nella lotta contro il terrorismo e l’estremismo».

Wang poi è andato a Gibuti, dove ha incontrato il ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale Mahmoud Ali Youssouf e ha promesso che la Cina continuerà a finanziare progetti portuali e ferroviari nell’ambito della Belt and Road Initiative.

Wang dovrebbe continuare il suo viaggio in Eritrea – dove una partnership con la Cina ha iniziato a lavorare su un importante progetto di infrastrutture stradali a novembre, e in Zimbabwe.

Antonio Albanese