EGITTO. L’incubo senza fine del Sinai settentrionale

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La regione settentrionale del Sinai sembra ormai essere un incubo infinito. Il susseguirsi di rapine in banca, esplosioni, attentati e violenze di vario genere hanno reso da tempo l’intera regione un pantano per la polizia e per l’esercito egiziano, entrambi impegnati nel contrasto al terrorismo. 

La recente strage della moschea di Rawdah ne è un triste esempio. Se le rapine in banca rimangono la fonte principale dell’approvvigionamento finanziario dei terroristi, le bombe piazzate nei centri urbani sono il segnale palese della decisa presenza di Daesh nel Sinai.

Il Generale al Sisi, da parte sua, dichiara e ribadisce il suo impegno nella lotta contro il terrorismo, richiamandosi a una maggior collaborazione fra Egitto, Stati Uniti e Israele. Sembra però che, fino ad ora, siano stati fatti ben pochi passi avanti nella messa in sicurezza del nord del Sinai. 

È certo che la regione rappresenti una grande sfida per le forze dell’ordine ma è solo una parte del problema “sicurezza” che vessa l’Egitto da qualche tempo. L’esercito e la polizia sono infatti impegnati in missioni anti-terrorismo anche al confine con la Libia e al confine con il Sudan, Paese spaccato, ancora una volta, da una guerra civile che vede molti cristiani emigrare verso Nord e nelle grandi città egiziane, il Cairo in primis.

La regione settentrionale del Sinai rimane comunque quella più esposta agli attacchi dei terroristi che, mietendo sempre più vittime fra la popolazione locale, vogliono lanciare un messaggio forte circa il loro attuale potenziale offensivo alle forze predisposte alla sicurezza. I gruppi fedeli a Daesh infatti mantengono alta la tensione nelle zone vicine al centro urbano di al ‘Arīsh, ad una manciata di km dal confine con Israele. 

Al Watan riporta puntualmente i fatti che accadono nell’area. Assieme alla strage di Rawdah, il quotidiano riportava la notizia di un’altra operazione terroristica nel centro di Ber al ‘Abd, sulla fascia costiera a 70 km circa da al ‘Arīsh, ennesimo segnale dell’instabilità della zona.

Edoardo Valdenassi