EGITTO. ISIS vuole conquistare il Sinai

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Oggi ci occupiamo di un teatro che compare poco sulla scena della lotta allo Stato Islamico e dove è stato pochi giorni fa Francesco I, Papa della Chiesa di Roma, il nemico per antonomasia dello Stato Islamico.

Da tempo si è accesa e prosegue la “faida” tra ISIS e la tribù dei Tarabin, con morti e arresti e attacchi da entrambe le parte. ISIS ha pubblicato anche un comunicato stampa contro la tribù del Sinai accusata di aiutare le forze del Cairo, unito ad un avvertimento ai suoi membri: Daesh li invita ad ascoltare e a meditare le parole di Al Adnani. Non è la prima volta che compare in rete un simile post con un simile avvertimento a temere le punizioni che i mujahidin ISIS campioni in nome della loro visione della legge coranica. Ma contro i Tabarin ISIS ha condotto vere operazioni militari, come ad esempio un attacco a Nqazat a sud di Rafah e in cui vi sarebbero stati morti e feriti da entrambe le parti, una casa e cinque veicoli bruciati nell’attacco; e un rapimento di un giovane membro della tribù. ISIS ricorda alla gente del Sinai, e quindi anche ai Tabarin, che lo Stato Islamico  non opprime il suo popolo e che le pene che infligge sono proporzionate al reato commesso, una semplice applicazione della Sharia, del tutto differente dalle leggi applicate dalle forze del Cairo che opprimono la gente. ISIS quindi cerca di marcare il terreno e differenziarsi dal governo illegittimo e “apostata” del Cairo invitando a vedere direttamente la sua diretta applicazione della legge di Dio. Per questo non va combattuta o osteggiata ma va altresì appoggiata: strumento e concetti di una campagna “hearts and minds” nell’area. In quest’ottica va inserito l’avvertimento apparso nella rete in cui si dice che i mujahidin non entrano né devono entrare nei social network.

Stanno continuando le operazioni ad al Arish: soldati e poliziotti uccisi e feriti da IED in diverse parti della città, come vicino al ponte di Wadi; mentre l’esercito del Cairo continua le sue operazioni a Sheik Zuwaid e Rafah. Nella città si sta cercando di riparare la rete elettrica, danneggiata da tempo.

Inoltre, da tempo, ISIS sta prestando attenzione alla missione ONU presente nell’area, la MFO. Sono circolate parecchie foto, per la verità alcune già postate tempo fa, comprese quelle satellitari, con le diverse indicazioni logistiche. ISIS poi continua a ricordare ai simpatizzanti che ci sono tre basi militari dei peacekeeper tra Jura e Sheik Zuwaid e che ospitano le truppe di 12 Paesi, i maggiori contingenti sono quelli USA e canadese.

Uno scenario che continua sempre più a ricordare la Libia di pochi anni fa.

Redazione

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