EGITTO. Fatwa contro il Bitcoin

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Le autorità religiose in Egitto hanno emesso un editto islamico non vincolante, una fatwa, che vieta il possesso o la vendita di Bitcoin, affermando che la natura speculativa della criptocurrency e l’alta volatilità dei prezzi sono molto simili a delle scommesse, e inoltre in questa maniera si aiuta il finanziamento del terrorismo. Secondo quanto riporta Mena, la fatwa è stata emessa dalla più alta autorità religiosa egiziana, il Grand Mufti Shawki Allam; nella fatwa viene equiparato il possesso dela popolare moneta criptocurrency al gioco d’azzardo, che è proibito dalla legge islamica.

Per raggiungere la sua decisione, il muftì si è consultato con i suoi consulenti economici e ha concluso che il Bitcoin comporta un alto livello di rischio per gli individui e lo Stato, e può causare danni finanziari diretti alle persone e alle istituzioni che già lo usano, così come alle valute esistenti in circolazione. La fatwa ha anche affermato che, a causa della difficoltà di controllare la moneta elettronica, il Bitcoin può nascondere e agevolare flussi di finanziamento del terrorismo e al traffico di armi e droga.

A sostegno della sua opinione, il muftì ha citato un detto del profeta Maometto, il quale disse: «Chi ci inganna non è uno di noi».

In Egitto, la negoziazione di Bitcoin non è vietata, e la Banca Centrale ha dichiarato che non intende regolamentare gli scambi di valute criptocurrency. Molti egiziani, tuttavia, sono stati arrestati perché in possesso di Bitcoin a causa del commercio illegale di valuta.

Nonostante la loro volatilità, i prezzi del Bitcoin sono aumentati per tutto il 2017. All’inizio dello scorso dicembre, il Bitcoin veniva contrattato a un prezzo 20 volte più in alto rispetto di quello all’inizio dell’anno.

In altre parti del mondo, come in Cina, il possesso e le transazioni in Bitcoin sono state bloccate o sottoposte a notevoli restrizioni da parte delle autorità centrali. 

Maddalena Ingrao