EGITTO. Dopo Manchester, Minya: nuova strage di bambini

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ISIS fa una nuova strage di copti in Egitto. È stato attaccato nella giornata di ieri un autobus con a bordo cristiani copti su una strada nella parte centrale d’Egitto. Il gruppo di fuoco  era composto da dieci militanti, secondo Youm7 che cita testimoni oculari tra i sopravvissuti. I dieci, vestiti con uniformi militari egiziane, e in due auto hanno bloccato l’autobus e poi aperto il fuoco con armi automatiche.

Secondo l’ultimo comunicato del ministero della Salute egiziano, il bilancio delle vittime è salito a 28 persone uccise, e 23 ferite, mentre i rappresentanti dei copti parlano di 35 morti. Molti i bambini tra le vittime. I cristiani copti sono pari al 10 % della popolazione egiziana. L’attacco è avvenuto nei pressi del monastero di San Samuele il Confessore a ovest della città di Minya, nella provincia di El Adavva, al centro dell’Egitto; a circa 220 km in direzione sud dalla capitale egiziana.

L’autobus era diretto al convento di Beni Suef. Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha riunito per una riunione d’emergenza il Consiglio di Sicurezza Nazionale, in connessione con l’attacco al bus con i cristiani nella parte centrale del paese. L’Egitto è in stato d’emergenza dagli attacchi delle Domenica delle Palme. Ci sono stati 77 attacchi contro i copti nella sola provincia di Minya tra il 2011 e il 2016 e molti atti di vandalismo contro chiese e scuole gestite dai cristiani copti ortodossi.

Le forze di sicurezza egiziane stanno setacciando ancora la zona dell’attacco, e gli ingressi al convento sono stati chiusi.

In una intervista rilasciata alla tv egiziana On-tv il parlamentare egiziano della provincia di Minya, Magdi Malyak ha descritto l’incidente come un’azione pianificata: «I cristiani vanno sempre in questo periodo il venerdì al monastero di San Samuele, è ben noto a tutti».

La Chiesa copta, che aveva già subito un attacco la Domenica delle Palme, ha condannato l’attacco contro i cristiani in un comunicato dicendo che questo attacco ha lo scopo di minare l’unità della nazione e di sperare che lo stato intraprenda azioni utili per frenare il terrorismo che oscura l’immagine dell’Egitto nel mondo.

Graziella Giangiulio