Economia malese in ripresa

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di Antonio Albanese MALESIA – Kuala Lumpur 13/11/2016. L’economia della Malesia si è espansa del 4,3 per cento rispetto a un anno fa, dopo cinque trimestri consecutivi di rallentamento. Lo ha annunciato la banca centrale il 11 novembre. Bank Negara ha detto che la crescita nei principali settori economici è stata «in linea con la domanda interna». I settori in cui si è espansa nel corso del trimestre includono i servizi, 6,1 per cento, la produzione, 4,2 per cento, estrazione, 3,6 per cento e costruzioni, 7,9 per cento; mentre il settore agricolo si è ridotto del 5,9 per cento.

Le esportazioni nette di beni e servizi sono aumentate del 5,9 per cento, con una diminuzione del 1,3 per cento nelle esportazioni compensata da un calo più ampio, 2,3 per cento, delle importazioni nel corso del trimestre. La spesa del settore privato è cresciuta del 6 per cento, con i consumi privati in aumento del 6,4 per cento e gli investimenti privati del 4,7 per cento. Il consumo più elevato nel settore privato è stata sostenuto da una crescita dei salari e dell’occupazione, e trainato dalla spesa in conto capitale nel settore manifatturiero e dei servizi, secondo i dati della banca centrale, ripresi da Channel News Asia.

In confronto, la spesa del settore pubblico è salita leggermente dello 0,3 per cento, con un aumento del 3,1 per cento dei consumi nel settore pubblico bilanciato da un calo 3,8 per cento degli investimenti del settore pubblico; mentre i prezzi delle azioni nel trimestre sono diminuiti del 1,6 per cento anno su anno.

Nonostante la crescita complessiva dell’economia, la moneta locale, il ringgit, si è deprezzato del 3 per cento rispetto al dollaro Usa nel terzo trimestre e continua a soffrire sulla scia delle elezioni americane; la banca centrale si aspetta quindi un effetto a catena in altri settori dell’economia.
Una possibile fonte di crescita potrebbe essere la Trans-Pacific Partnership, firmata nel mese di febbraio, dopo lunghe trattative tra 12 nazioni tra cui la Malesia che spera l’accordo entri in vigore, nonostante Trump abbia promesso di affossarlo.