Draghi propone una parziale nazionalizzazione delle banche

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Mario Draghi, presidente della Bce in un’audizione davanti alla commissione Affari economici e monetari dell’Europarlamento ha dichiarato che: «Gli ultimi sviluppi nei dati statistici sono ambigui, perché in parte sottolineano l’incertezza prevalente», dall’altro, «guardando avanti» indicano una crescita «sostenuta dalla domanda estera, dall’andamento dei tassi e dal proseguire di misure non standard». 

Non solo, le banche della zona euro stanno stringendo sul credito e questo sta innescando una nuova crisi economica che attacca direttamente l’economia reale. Ma per Draghi, solo il 9% una rete di 131 banche ha inasprito i suoi requisiti di prestito nei loro ultimi tre mesi, anzi secondo i dati della Bce i prestiti di emergenza forniti dalla Bce hanno contribuito a scongiurare una riduzione improvvisa dei prestiti. Ma la realtà, almeno quella italiana racconta un’altra storia, ovvero che le imprese sono a corto di liquidi e le banche non stanno facendo prestiti. Draghi, invece, sostiene che, nonostante la disponibilità delle banche a prestare più soldi, la domanda di prestiti da parte delle aziende dovrebbe restare sotto tono. La Bce ha fornito più di un trilione di euro in tre anni di prestiti a banche dell’ eurozona al fine di scongiurare una grave crisi bancaria. In Italia però quei soldi sono stati utilizzati per comprare titoli di stato e mettere in sicurezza la macchina pubblica. Ora chi metterà in sicurezza l’economia reale? Il numero uno della Bce ha raccomandato alle banche di ridurre i pagamenti di bonus e dividendi. Il numero uno della Bce ha parlato poi di nazionalizzazione parziale delle banche, perché da sole queste non riuscirebbero a rafforzare le riserve di capitale, una frase davvero dissonante rispetto alla politica di privatizzazioni obbligate nel settore bancario degli ultimi trent’anni.