Dopo l’Egitto la Tunisia?

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TUNISIA – Tunisi. 12/07/13. Cosa c’è dietro la raffica di dimissioni in Tunisia? Dopo Yacine Brahim Noomane Fehri, Rim e Mehdi Mahjoub Rebai, l’emorragia continua e arrivano le dimissioni di Samira Merai, deputato all’Assemblea Nazionale Costituente, eletta con le liste del partito Afek Tounes, definito partito di centro-destra, liberale.

 

Il deputato ha annunciato le sue dimissioni postandole sulla sua pagina facebook: «È con rammarico che presento ufficialmente le mie dimissioni oramai nell’aria da tempo. Unitami ad Afek Tounes per la condivisione degli stessi valori, dall’aprile 2012 vi sono state molte controversie. Alcuni dicono che siamo nuovi politici, vorrei dire loro che abbiamo una visione diversa e ci piacerebbe creare una nuova generazione politica».
Una generazione “nuova” di assoluta necessità in un Paese in cui dilaga la corruzione, secondo il Barometro che misura la corruzione in Tunisia. Nel solo settore sanitario il 38% degli intervistati, si legge in un rapporto del Barometro, ha riferito di pagare tangenti al servizio sanitario, mentre il 33% crede che questo settore sia corrotto.

Mahmoud Baroudi, di Alleanza Democratica e membro dell’Assemblea Costituente, ha riferito alla testata http://www.mosaiquefm.net, che durante la sessione plenaria, riunita per discutere il progetto di Costituzione, «oggi si respirava un clima di tensione a livello nazionale e regionale, alla Camera dei Rappresentanti sono pronti a ribellarsi, pur di raggiungere gli obiettivi della rivoluzione del 2010». Per il delegato dell’Assemblea Costituente l’unico modo per evitare una nuova ondata di rivolta è quella che tutti convergano sui contenuti della Costituzione, «una soluzione per uscire dalla crisi attuale» e poi ha continuato asserendo: «l’insurrezione non mira a rovesciare il governo, ma vuole raggiungere gli obiettivi della rivoluzione del 2010 e organizzare elezioni regolari e il completamento della Costituzione».
In realtà sono giorni che si sta cercando la quadra su una situazione molto difficile e tesa.
Il presidente della Tunisia, Moncef Marzouki, Partito del Congresso per la Repubblica, non fa altro che entrare e uscire dalle stanze dei bottoni dei partiti politici per cercare la famosa via di mezzo in attesa di nuove elezioni. In un comunicato emesso dalla Presidenza della Repubblica, si annuncia che prima di indire nuove elezioni bisognerebbe sciogliere quei nodi controversi nella bozza di Costituzione.
Ahmed Najib Chebbi, capo del corpo politico del Partito Repubblicano, invece è dell’idea che la situazione attuale nel paese richieda di accelerare la fine della fase di transizione e di avviare i preparativi per le prossime elezioni al più presto altrimenti si rischia di finire come in Egitto. Anche Ahmed Ibrahim del partito socialdemocratico e Bnatq, portavoce del partito Samir Bettayeb definiscono come fallimentare la transizione tunisina e chiedono di andare subito a nuove elezioni. «Mantenere lo stesso approccio non è più accettabile».
Di certo c’è che la “troika” tunisina (Ennahdha, Ettakatol e Congresso per la Repubblica) sta vivendo il suo momento più difficile. Anche perché l’opposizione chiede di passare la mano in quanto non ritenuta più affidabile. Il leader del partito dei lavoratori tunisini, Jilani Hammami ha chiesto che se ne vadano via tutti: «La maggior parte tende a salvare ciò che resta della fase transitoria, ma non è possibile fare affidamento né sul governo né sull’Assemblea Costituente».
I sindacati tunisini si stanno unendo per far vedere ai politici che la situazione così com’è non può più andare avanti.
La posizione della Troika, si legge sul “Mattino” tunisino (assabah.com), ha confermato il suo impegno a coordinare un dialogo nazionale tunisino globale e la necessità di rafforzare il lavoro del comitato di consenso in seno all’Assemblea Nazionale Costituente, per accelerare il completamento della costituzione e la fine della fase di transizione e di arrivare alle prossime elezioni in un clima di stabilità politica, di sicurezza ed economiche.
Non solo, sembra che ci sia in vista un rimpasto, Ennahda dovrebbe stringere un’alleanza più forte con i repubblicani, possibilità negata dal Partito Repubblicano, e invece confermata da Hussein Jaziri, uno dei capi di Ennahda. Secondo cui: «La situazione politica in Tunisia, va di bene in meglio».  

Per i partiti al governo, la rivoluzione egiziana rappresenta una motivazione in più per mettere la parola fine alla fase di transizione in Tunisia e dare vita a una nuova fase politica. La Tunisia non è come l’Egitto, gli islamisti a Tunisi hanno preso l’iniziativa di cooperare e socializzare, cosa che non è avvenuta in Egitto. L’esercito tunisino poi, dopo l’indipendenza, è il protettore del paese ed è entrato nelle battaglie politiche al fianco del Governo. Infine, dicono le testate locali che in Egitto ci siano forti interessi stranieri: Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita, interessi che non ci sarebbero in Tunisia. Il consiglio degli analisti politici locali è dunque quello, per evitare una nuova primavera araba nel Paese, di concludere la fase di transizione nei prossimi due mesi in modo da arrivare alle nuove elezioni con la Costituzione approvata.