YEMEN. Documentario: Yemen, nonostante la guerra

437

Yemen, nonostante la guerra è un documentario di Laura Silvia Battaglia, prodotto da Todos Contentos y yo Tambien Napoli e GA&A in collaborazione con Rai DOC3, in onda su RAI3 giovedì 19 settembre in seconda serata, a cui hanno collaborato i direttori di AGC Communication, Graziella Giangiulio e Antonio Albanese.

Il documentario è frutto del lavoro di Laura Silvia Battaglia, giornalista italo-yemenita che ha vissuto per alcuni anni in Yemen, da cui si è allontanata temporaneamente all’inizio della guerra, per poi rientrarci più volte durante. La Battaglia è riuscita a raccontare situazioni che non possono essere raggiunte con il giornalismo embedded da entrambe le parti in lotta e ha lavorato con producer e cameraman locali ciascuno nel proprio territorio sotto la sua direzione. Il documentario, ambientato ad Aden, Taiz e Sana’a, con dei passaggi in altre zone a Nord e a Sud (Khamer, Hajja, Lahji) utilizza anche tutto l’archivio inedito della giornalista, nonché il materiale da lei raccolto durante gli ingressi più recenti nel Paese in guerra.

Un’operazione coraggiosa e inusuale perché riesce a dar voce a persone e storie che non hanno voce e che si allontanano dalla (seppur poca) narrativa mainstream di questa guerra, composta da coverage prevalentemente umanitario.

Yemen, nonostante la guerra, oltre a raccontare un conflitto locale diventato regionale con l’intervento dell’Arabia Saudita e dell’Iran, è il primo documentario che racconta la società civile che resiste nello Yemen in guerra: oltre le bombe, la violenza delle milizie e una crisi sanitaria devastante, già si vedono i germogli di una possibile ricostruzione. Ma questa buona volontà non viene dalla politica locale, regionale o internazionale ma da uomini e donne semplici, fortemente resilienti e che, nel loro piccolo, contribuiscono a mantenere salda la loro identità culturale originaria, rischiando in prima persona.

Il maestro che fonda una scuola nella sua casa; la ragazza che va a scuola di musica contro il parere dei suoi conoscenti e vicini di casa; il giornalista che si sostituisce all’ispettore di polizia per ristabilire la giustizia; il regista che sfida la censura e produce il primo film yemenita dopo 20 anni; la famiglia di sfollati che si organizza come può per pagare l’affitto, senza chiedere l’elemosina ma inventandosi un lavoro umilissimo di vendita per le strade.

Ne risulta un affresco di un mondo che si spezza ma non si piega, che vagheggia il suo onorevole passato e che è sempre stato la tomba delle potenze regionali che hanno provato a conquistarlo.

Redazione