Daghestan, svolta politica in vista

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DAGHESTAN – Makhachkala. 09/96/13. Il primo di giugno è finito in carcere il sindaco di Makhachkala, Said KARIMOV, definito l’immortale perché è sfuggito a 15 (qualcuno dice 16) attentati. La città più grande del Daghestan nonché capitale è senza sindaco almeno fino al 1 di agosto. L’accusa per cui il tribunale ha disposto l’arresto e la detenzione per due mesi secondo la portavoce, Natalia Romanova, è quella di aver organizzato nel 2011 l’omicidio di Arsen Gadzhibekov.

Il sindaco ha negato le accuse sostenendo che è tutto inventato. Mark Kruter, legale di KARIMOV, ha detto: «Il mio cliente si rifiuta categoricamente dimettersi e rifiuta le accuse. Egli ritiene che è diventato una vittima di giochi politici. Una nuova leadership. Nuove regole del gioco geopolitico. Ha un sacco di nemici in Daghestan».
Amirov, 59 anni, ha ricoperto il ruolo di vice primo ministro del Daghestan 1991-1998. Ed è sindaco dal 1998. L’Uomo è stato sequestrato dalle truppe che indossano mimetiche, elmetti e giubbotti antiproiettile e armati con fucili automatici. Le truppe hanno circondato la sua casa sul Mar Caspio, secondo un video mostrato su LifeNews, un sito web che ha stretti collegamenti con i servizi di sicurezza.

Non si può fare a meno di notare che l’arresto del sindaco della capitale del Daghestan avviene a distanza di poco tempo dalla nomina, da parte di Vladimir Putin di un nuovo presidente ad interim della regione Dagestan, Ramazan Abdulatipov. Il tentativo è quello di arrestare la corruzione dilagante alla vigilia delle Olimpiadi invernali di Sochi previste per il 2014.

Mettere in carcere KARIMOV, alla luce di questa nomina, significa destabilizzare un Paese, già fragile, bilanciato tra una miriade di clan in guerra, più di una dozzina di grandi gruppi etnici e una varietà di organizzazioni armate legali e illegali.

Non bisogna dimenticare, infatti, che il Daghestan è la repubblica più grande e popolosa nel Caucaso del Nord, è attraversata da una serie di linee di demarcazione che dividono la popolazione lungo linee etniche (il Daghestan è stato definito come una delle più etnicamente diverse repubbliche della Russia) e religiose ove si trovano suffissi, salafiti moderati e jihadisti radicali. Secondo un censimento del 2010 il Daghestan sarebbe così ripartito: 13 diverse nazionalità, Avari (29 per cento) il gruppo più popoloso, seguito da Dargins (17 per cento). I popoli turchi costituiscono il 19 per cento, mentre i russi sono solo il 4 per cento.

Nel caso specifico va ricordato il ruolo politico del sindaco di Makhachkala considerato per lungo tempo espressione degli imprenditori più ricchi del Daghestan che vivevano a Mosca e ancore l’artefice dell’unione dei “baroni” regionali che ha evitato il separatismo che proprio Mosca non digeriva. Sempre ad KARIMOV, si deve il successo del partito Russia Unita in Daghestan. Fino a poco tempo fa Mosca si è tenuta a distanza dalle questioni del Daghestan poi improvvisamente c’è stato un cambio di marcia. Nella corsa alle Olimpiadi di Sochi, il prossimo febbraio, Mosca è preoccupata di ridurre al minimo i rischi associati con il Daghestan, che è stato il bersaglio di attacchi terroristici e le diverse azioni sovversive rispetto a qualsiasi altra repubblica russa negli ultimi otto anni. Indipendentemente dalle vicende giudiziarie la figura di KARIMOV, è in caduta libera e con lui tutta la sua filiera clientelare. A quanto pare, da fuori, sembra che l’arresto del sindaco sia un avvertimento ai burocrati del Daghestan. Quello che Mosca però non tiene in conto è che il Daghestan per lungo tempo è stata la cerniera con i separatisti ceceni  “Ičkeria”. Se gli equilibri daghestani crolleranno anche i separatisti si faranno avanti. E ancora chi si farà carico del passaggio del Lezghin a stato indipendente? Il Lezghin è situato a sud del Daghestan e a nordest rispetto all’Azerbaijan.

La parola ora passa a Mosca che in qualche modo farà capire quale sorte toccherà a Karimov.