Lo Stato Islamico rivendica l’attacco di Giza

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EGITTO – Il Cairo 22/01/2016. Lo Stato islamico ha rivendicato il 22 gennaio l’attacco che ha ucciso nove persone, tra cui sei poliziotti, il 21 gennaio al Cairo, nei pressi di una strada che porta alle piramidi di Giza.

La rivendicazione è stata postata sui social afferenti a Daesh (in alto). Secondo il ministero degli Interni, la bomba, che ha anche ferito dieci persone, è esplosa mentre i poliziotti stavano arrivando davanti ad un edificio in cui erano stati segnalati i sospetti.
«L’edificio è stato trappolato e il dispositivo è esplosa quando la polizia ha cercato di disinnescare l’ordigno» si legge nel comunicato.
Dalla caduta dell’ex presidente Mohamed Morsi, il 3 luglio 2013, con un golpe organizzato dall’allora capponi Stato maggiore, oggi presidente Abdel Fattah al-Sisi, l’Egitto è obiettivo di numerosi attacchi terroristici, che prendono di mira soprattutto le forze di sicurezza.
Le forze di sicurezza sono obiettivo principale e prime vittime di attacchi terroristici. Lo stesso 21 gennaio, il ministero dell’Interno ha annunciato che almeno cinque poliziotti, tra cui tre ufficiali, sono stati uccisi in un attacco contro un posto di blocco nella penisola del Sinai.
«Persone non identificate hanno aperto il fuoco sulle forze di sicurezza» nel centro della città di Al-Arish, capitale della provincia del Sinai del Nord, ha detto il ministero in un comunicato, sottolineando che oltre a cinque morti «sono stati feriti tre membri della polizia anti-sommossa». Nel comunicato del ministero si legge poi che i servizi di sicurezza hanno sigillato la zona e stanno braccando gli aggressori e hanno sequestrato le armi».