Dabiq 13 e la morte di Jihadi John

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ITALIA-Roma. 20/01/2016. Nella giornata di ieri, è uscito il numero 13 della rivista Dabiq.

Magazine ufficiale per combattenti stranieri di Daesh. 56 pagine a colori dove lo Stato Islamico dichiara la sua politica, stabilisce i suoi principi “religiosi”, segnala le battaglie vinte, territori conquistati, distingue il bene dal male, indica i nemici e parla della battaglia finale contro l’anticristo “Dajjal”. Di estremo interesse per chi analizza il fenomeno “Daesh” e cerca di capire come si muove per contrastarne le operazioni diverse parti. Tra gli articoli, quello di apertura, “Foreword”, è dedicato all’attentato della coppia musulmana a San Bernardino in California. Gli elementi raccapriccianti sono: nuovo profilo dell’attentatore, coppia giovane, possibilmente sposati con figli piccoli con un forte desiderio di compiere farsi martire per Allah. Nell’articolo si spiega che per la «moglie – donna in genere – seguire in battaglia il marito non è necessario ma se lei non vuole perdere l’occasione di compiere la shahadah nel momento in cui molti uomini non seguono il Jihad può farlo portando avanti così il jihad». Questo significa che potrebbe cambiare il profilo del possibile attentatore soprattutto in occidente, in cui il jihad, inteso come guerra, non è di certo solo seguito da giovani uomini; il nuovo profilo sarà: giovane, donna, neomamma, musulmana il cui marito pur credente non vuole essere martire. In due diversi articoli si elencano i nemici di ISIS: i sauditi definiti “Kufar” coloro che hanno deviato dalla retta via e hanno interpretato l’Islam a proprio uso e consumo allontanandosi dalla Sharia; a seguire un altro articolo in cui si chiamano alle armi i giovani sauditi veramente credenti che hanno capito il vero obiettivo dell’Arabia Saudita: dividere la comunità islamica. L’articolo sembra essere scritto per mano di John Cantlie. L’altro nemico giurato di ISIS è la “Persia” Safawiyyah, l’odierno Iran e i suoi alleati: sciiti iracheni, libanesi, di Oman, del Bahrein. Nella disamina dei giornalisti dello Stato Islamico si parte dai cenni storici per arrivare a dire che il Dajjal sarà partorito in quelle terre. In molti capoversi della testata, ISIS lega gli sciiti a Israele e quindi indica come nemico Israele in quanto molto vicino all’Iran. Altri nemici sono i gruppi ribelli siriani non alleati dello Stato Islamico, soprattutto quelli che operano a nord di Aleppo. L’odio è rivolto soprattutto a Jabhat al Nusra. In merito a questo gruppo si descrive la sua storia nella commemorazione di Jihadi John. Nell’articolo a pag. 22 della rivista, dedicato a Abu Muharib al Muhajir noto come Jihadi John, censito dalle autorità mondiali come jihadista sin dal 2005, si afferma che all’inizio ISIS era noto nel 2012, come Jabhat al Nusra. Nell’articolo si afferma che Jihadi John è morto in un auto a Raqqa colpito da un drone il 12 novembre 2015. Nella rivista, 56 pagine, ci sono anche consigli per le vedove: ad esempio, il lutto deve durare 4 mesi e 10 giorni, periodo in cui la donna non può indossare gioielli, ne vestire abiti colorati e deve dimenticarsi i profumi. E ancora i territori conquistati. Da pag 32 fino a pag 45 si spiega la prossima battaglia finale, che appunto prevede di combattere gli sciiti, gli ebrei e i loro alleati (coalizione contro ISIS), una guerra che durerà fino all’uccisione di Dajjal. Due pagine di rassegna stampa sulle parole dette da Michael Morrel, ex Vicedirettore della Cia in merito ai fatti di Parigi. Da pag 47 a pag 54 viene pubblicata un’intervista all’emiro in Khorasan, il nostro AfPak, in cui non si riporta sia morto l’emiro Uzbeko, come invece detto dai media occidentali. Infine, una terribile infografica dedicata ai killer di Parigi: tre di origine belga, tre francesi, due iracheni.