La Rubrica #cyberlawdiritto/8

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Le licenze Creative Commons. L’avvento di Internet ha favorito la diffusione di strumenti “innovativi” di gestione e utilizzazione dei diritti sulle opere che circolano nello spazio virtuale della Rete anche mediante forme e modalità di autoregolamentazione tipiche della visione partecipativa e interattiva del web 2.0.

Negli ultimi anni, ad esempio, si sono affermate le “Creative Commons Public Licenses” (CCPL) che consentono al titolare dei diritti d’autore di indicare in maniera chiara ed esplicita quali attribuzioni sull’opera possano essere liberamente utilizzate dai licenziatari/utilizzatori.

 

Le Creative Commons Public Licenses rendono semplice per il titolare dei diritti d’autore sulla propria opera dell’ingegno segnalare in maniera chiara se e nel rispetto d quali condizioni la riproduzione, diffusione e circolazione della propria opera sia consentita.

Le CCPL sono strumenti finalizzati a promuovere la libera circolazione nel cyberspazio di qualsiasi contenuto che venga rilasciato con tale licenza, nel rispetto dei permessi flessibili con i quali l’autore decide a quali condizioni la circolazione “virtuale” della sua opera possa avvenire.

Le CCPL sono state create negli Stati Uniti d’America dall’associazione no-profit Creative Commons. Le licenze Creative Commons consentono a tutti coloro che detengono dei diritti di copyright sulle proprie opere dell’ingegno di trasmettere alcuni di questi diritti al pubblico e di conservare gli altri, in base ad una varietà di schemi di licenze per risolvere i problemi di tutela del copyright in relazione alla diffusione di opere online condivise nel cyberspazio.

Il progetto Creative Commons è nato ufficialmente nel 2001 su iniziativa di Lawrence Lessig, considerato uno dei massimi esperti di diritto d’autore negli USA.

Il set iniziale delle licenze creative commons fu pubblicato il 16 dicembre 2002.A marzo 2009, è stata rilasciata la prima versione per la licenza Creative Commons 0.

È possibile ripercorre le principali tappe storiche del processo evolutivo delle licenze CCPL. Il 4 ottobre 1985, Richard Stellman fonda la Free Software Foudation, un’organizzazione no-profit con il compito di eliminare le restrizioni sulla copia, sulla redistribuzione, sulla comprensione e sulla modifica dei programmi per computer, per favorire la libera circolazione e fruizione delle risorse digitali in nome del valore universale della conoscenza che si manifesta attraverso la diffusione gratuita e generale dei contenuti digitali disponibili in Rete.

Nel febbraio del 1998 nasce la Open Source Initiative (OSI): un’organizzazione no-profit fondata da Bruce Perens e Eric S. Raymond per promuovere il software dell’open source e per sostenere il valore universale della cultura e della conoscenza che si realizza attraverso la condivisione delle risorse digitali disponibili nello spazio virtuale della Rete Internet.

L’obiettivo del movimento è quello «di educare e sostenere i vantaggi dell’open source a livello globale e di costruire interconnesse comunità di open source per una maggiore qualità, affidabilità, flessibilità e minori costi del software», come si evince chiaramente dal manifesto ufficiale di presentazione dell’organizzazione disponibile sul sito web ufficiale (si veda  http://opensource.org/).

Contestualmente sempre negli stessi anni, nacque l’associazione no-profit Eletronic Frontier Foundation con il compito di difendere gli interessi degli utenti delle tecnologie digitali da eventuali procedure e sanzioni illegali (è composta da membri avvocati di fama internazionale, tra cui Lawrence Lessing), svolgendo attività educative finalizzate alla comprensione diffusa e generalizzata delle opportunità offerte dallo sviluppo del settore dell’informatica e delle telecomunicazioni in maniera tale da sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi delle libertà civili connessi alle nuove tecnologie digitali, fornendo attività di assistenza e consulenza legale.

Proprio Lawrence Lessing, membro della EFF, professore dell’Università di Stanford e noto costituzionalista, diede inizio allo sviluppo delle licenze “Creative Commons”, la cui genesi è storicamente collegata al noto caso Eldred vs. Ashcroft in cui si rivendicava il diritto alla pubblicazione di e-book il cui contenuto era caduto in pubblico dominio, anche se la durata dei relativi diritti di sfruttamento economico era stata prorogata per effetto della riforma normativa introdotta dal Sonny Bono Act del 1998 che aveva modificato la disciplina vigente in materia.

Fu proprio dall’esito negativo della causa giudiziaria che nacque l’idea di creare licenze per favorire la diffusione in rete dei contenuti digitali di opere protette dal diritto d’autore. Nel 2001, viene istituita la Creative Commons, presieduta sino al 15 dicembre 2006 dal fondatore Lawrence Lessing.

La Creative Commons persegue lo scopo di migliorare le licenze, ma non fornisce assistenza legale, né cataloga le opere licenziate. L’adesione alle licenze da parte degli autori è gratuita e volontaria.

A marzo 2009, è stata rilasciata la prima versione per la licenza Creative Commons 0, con la quale l’autore rinuncia a qualunque diritto sull’opera, che può essere utilizzata da tutti, in qualunque modo, per sempre e senza condizioni.

Le licenze (attualmente elaborate alla versione 3.0) sono caratterizzate da quattro attributi da cui si ottengono sedici combinazioni.

I quattro attributi sono:

 

  • Attribuzione (“Attribution”);
  • Non opere derivate (“No derivatives”);
  • Non commerciale (“Non commercial”);
  • Condividi allo stesso modo (“Share alike”).

 

Ciascuna licenza è disponibile in due versioni: il “Common Deed” (spiegazione semplificata della licenza) e il “Legal Code” (versione estesa della licenza).

La qualifica giuridica che assume una licenza Creative Commons, essendo rivolta alla generalità degli utenti, non è soggetta, dunque, a firma per accettazione individuale e si ritiene in linea di massima riconducibile alla categoria giuridica dei contratti per adesione, come sostiene al riguardo autorevole dottrina, riconoscendo a tali licenze piena validità negoziale alla luce del principio di autonomia contrattuale sancito dall’art. 1322 c.c.

Inoltre, è pacificamente sostenuto in dottrina che una licenza Creative Commons digitale rientri nella definizione di documento informatico inteso come la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti, di cui all’art. 1 lett. p) d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82 che introduce il noto “Codice dell’amministrazione digitale”.

Le Condizioni di utilizzo dell’opera sono quattro e ad ognuna è associato un simbolo grafico allo scopo di renderne più efficace il riconoscimento.

Tabella 1.1.: Simboli delle condizioni di utilizzo dell’opera sottoposta alla licenza “CCPL”. Reperibile su Wikipedia, l’enciclopedia libera ( http://it.wikipedia.org/wiki/Licenze_Creative_Commons).

 

Simbolo

Sigla

Condizione

Condizione

Descrizione

 

BY

Attribuzione

Attribution

Permette che altri copino, distribuiscano, mostrino ed eseguano copie dell’opera e dei lavori derivati da questa a patto che vengano mantenute le indicazioni di chi è l’autore dell’opera.

 

NC

Non commerciale

Non Commercial

Permette che altri copino, distribuiscano, mostrino ed eseguano copie dell’opera e dei lavori derivati da questa solo per scopi non commerciali.

 

ND

Non opere derivate

No Derivative Works

Permette che altri copino, distribuiscano, mostrino ed eseguano soltanto copie identiche dell’opera; non sono ammesse modifichebasate sull’opera.

 

SA

Condividi allo stesso modo

Share Alike

Permette che altri distribuiscano lavori derivati dall’opera solo con una licenza identica a quella concessa con l’opera originale.

 

Tabella 1.2.: Descrizione condizioni di utilizzo dell opera sottoposta a licenza “CCPL”. Wikipedia, l’enciclopedia libera ( http://it.wikipedia.org/wiki/Licenze_Creative_Commons).

 

Simboli

Sigla

Condizione

Descrizione

         

CC-0

 

Non può essere considerata una licenza in senso stretto: consente a chi ne fa uso di rinunciare a diritti d’autore e connessi ovvero rilascia il materiale nelpubblico dominio.

         

CC-BY

Attribution

Questa licenza permette di distribuire, modificare, creare opere derivate dall’originale, anche a scopi commerciali, a condizione che venga riconosciuta la paternità dell’opera all’autore.

         

CC-BY-NC

Attribution – Non commercial

Questa licenza permette di distribuire, modificare, creare opere derivate dall’originale, ma non a scopi commerciali. Chi modifica l’opera originale non è tenuto ad utilizzare le stesse licenze per le opere derivate.

         

CC-BY-ND

Attribution – No derivative works

Questa licenza permette di distribuire, anche a scopi commerciali, l’opera originale, senza alcuna modifica, a condizione che venga riconosciuta la paternità dell’opera all’autore.

         

CC-BY-SA

Attribution – Share alike

Questa licenza permette di distribuire, modificare, creare opere derivate dall’originale, anche a scopi commerciali, a condizione che venga riconosciuta la paternità dell’opera all’autore e che alla nuova opera vengano attribuite le stesse licenze dell’originale (quindi ad ogni derivato verrà consentito l’uso commerciale).

Questa licenza, per certi versi, può essere ricondotta alle licenze “copyleft” delsoftware liberoeopen source. È la licenza usata da Wikipedia..

 

     

 

CC-BY-NC-ND

Attribution – Non Commercial – No Derivative works

Questa licenza è la più restrittiva: consente soltanto di scaricare e condividere i lavori originali a condizione che non vengano modificati né utilizzati a scopi commerciali, sempre attribuendo la paternità dell’opera all’autore.

 

   

 

 

CC-BY-NC-SA

Attribution – Non Commercial – Share alike

Questa licenza permette di distribuire, modificare, creare opere derivate dall’originale, ma non a scopi commerciali, a condizione che venga riconosciuta la paternità dell’opera all’autore e che alla nuova opera vengano attribuite le stesse licenze dell’originale (quindi ad ogni derivato non sarà permesso l’uso commerciale.


Angelo
 Alù, angelo  .alu85@gmail.com, Skipe: angelo.alu.85