CUBA. I paesi latinoamericani di ALBA contrari all’interventismo USA

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Il 16° summit dell’Alba si è concluso la scorsa settimana all’Avana. Nella sua dichiarazione finale viene chiesto un nuovo ordine mondiale basato su democrazia, uguaglianza e sovranità.

Gli Stati membri dell’Alianza bolivariana para América Latina y el Caribe – Tratado de Comercio de los Pueblos, Alba-Tcp, si sono riuniti a Cuba per celebrare i 14 anni di lavoro per difendere la pace regionale e consolidare l’integrazione latinoamericana e caraibica.

«Ribadiamo la nostra volontà di continuare a promuovere la costruzione di un nuovo ordine internazionale democratico, giusto, inclusivo ed equo in cui l’uguaglianza sovrana tra gli Stati e il rispetto della libera autodeterminazione dei popoli è efficace (…) Riaffermiamo la necessità di rafforzare la Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños, Celac, come meccanismo di concentrazione politica regionale basato sul rispetto della sovranità, dell’integrità territoriale e del non intervento negli affari interni di ciascun paese», si legge nella dichiarazione finale del vertice ripresa da Telesur.

Il presidente cubano Miguel Diaz-Canel ha detto che l’integrazione è l’unico modo per affrontare le minacce dei paesi interventisti. Ha difeso il Nicaragua e il Venezuela, affermando che la costante sovversione politica, l’aggressione economica e le minacce dell’uso della forza mettono in pericolo la pace e la sicurezza della regione; il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha esortato i membri dell’alleanza a rafforzare la piattaforma basata su accordo, cooperazione, unità e solidarietà.  

«Insistiamo sul fatto che le misure coercitive unilaterali sono contrarie alla Carta delle Nazioni Unite e al diritto internazionale, violano le regole del commercio internazionale, minacciano la pace e la sicurezza internazionale e limitano il godimento dei diritti umani», ha ribadito la dichiarazione finale in un rimprovero contro il blocco di Cuba da parte degli Stati Uniti, la sua recente approvazione della legge Nica contro il Nicaragua e le sanzioni economiche e finanziarie contro il Venezuela.

Gli Stati membri hanno anche dimostrato la loro solidarietà all’ex presidente brasiliano Lula Da Silva, condannato a 12 anni e un mese di carcere con l’accusa di corruzione passiva e riciclaggio di denaro. Lula nega il suo coinvolgimento in tutti i casi e sostiene di essere l’obiettivo di persecuzione politica, insieme alla Presidente Dilma Rousseff e al Partito dei lavoratori. 

Maddalena Ingroia