Spazio post sovietico dai confini incerti

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ITALIA – Roma. 25/04/14. Cambia la posizione politica dei territori ex sovietici nel tempo. Se ai tempi della guerra in Georgia, 2008, nessuno degli stati “amici” della Federazione Russa, ha voluto riconoscere Abkhazia e Ossezia del Sud ora per la questione della Crimea le cose stanno andando diversamente. Fonte lenta.ru

 

Alcuni sostegno l’integrità dell’Ucraina, altri invece sono per il diritto di auto-determinazione Crimea.

Di particolare interesse la questione Crimea vista dagli occhi delle regioni baltiche che «parlano di timori legati alla “minaccia russa” e chiedono di rafforzare la difesa». Secondo la testata lenta ru, il conflitto russo-ucraino risente ancora del doloroso tema dello spazio post-sovietico, ovvero il cambiamento dei confini.

In ogni Stato nel territorio dell’ex Unione Sovietica, ci sono regioni che richiedono o che potrebbero fare richiesta all’autonomia nazionale, o semplicemente sono insoddisfatti della loro condizione socio-economica. Lo scenario di Crimea, in altre parole, potrebbe essere ripetuto altrove, alimentato anche da dichiarazioni come quella, che è stata fatta di recente nel LDPR, Vladimir Zhirinovsky, capo della Duma. Dopo l’adesione della Crimea e Sebastopoli, ha detto Zhirinovsky: «dobbiamo andare avanti», spiegando che c’è la necessità di proteggere altre parti dell'”Ucraina russa”. Ma ancora più significativo il fatto che i colleghi al termine del discorso del numero uno della Duma hanno lungamente applaudito. Un segno che c’è un sentimento “russofilo” molto forte.

Non solo, lenta ru. afferma che Vladimir Puntin nei giorni scorsi avrebbe intrattenuto colloqui telefonici:« I leader della Bielorussia e Kazakistan (partner dell’Unione doganale) e Armenia (futuro membro della TC). Con i quali ha parlato della questione “Crimea”.
Il Ministrero degli Esteri del Kazakistan sulla questione, ha rilasciato una dichiarazione si è trattato di una «libera volontà del popolo». Il ministero ha anche aggiunto che l’esito del referendum è «in sintonia con la decisione della Federazione russa».
Infatti, come ha detto l’ex diplomatico kazako, Beysebaev Kazbek, in questo caso stiamo parlando di sostegno. «Il Kazakistan non ha detto che … non è conforme al diritto internazionale, ha detto che “in Kazakistan sono in sintonia con la decisione della Federazione russa”, che è comprensibile per l’adesione delle azioni di uno stato ad un altro».
Anche il Kazakhstan sta vivendo forti preoccupazioni. Prima ancora degli eventi della Crimea Astana Mosca inviato un funzionario per rispondere a Eduard Limonov leader dell’opposizione kazaka che chiede l’annessione del Kazakhstan settentrionale alla russia. Territorio dove una parte significativa della popolazione è russa. Al ministero degli Esteri kazako ha poi, il funzionario russo, ha detto che Limonov non riflette «la posizione ufficiale della Federazione russa», affermando che la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale del Kazakistan sono inviolabili.
La questione ora è ancora più scottante visto che la Crimea è stata annessa alla Russia. Ad Astana si teme che la prossima regione ad annettersi alla Russia sia il settentrione del Kazakhstan.
Tuttavia, sempre secondo il lenta ru. si legge che «l’esperto dell’Istituto di Studi Eurasiatici Daniar Kosnozarov ritiene che nella situazione attuale, Mosca, ha rassicurato Astana: “lo scenario Crimea non si applica nel Kazakistan settentrionale”».
All’unisono con Mosca, Yerevan. Come riportato sul sito web del presidente armeno, Serzh Sargsyan, durante la sua conversazione telefonica con Vladimir Putin gli «interlocutori hanno toccato la situazione dopo il referendum in Crimea e il presidente ha dichiarato che questo è un altro esempio del diritto dei popoli all’autodeterminazione attraverso il libero arbitrio». La posizione di Yerevan è in linea con la svolta della politica dell’Armenia dello scorso anno, quando le autorità armene hanno annunciato l’ingresso nell’Unione doganale.
Di difficile interpretazione la dichiarazione del Ministero degli Esteri della Bielorussia, apparsa sui media il 19 marzo. Il presidente Alexander Lukashenko in precedenza aveva detto che l’Ucraina e la Bielorrussia sono un popolo slavo e quindi legato alla Russia. Ma nella dichiarazione del 19 marzo tuttavia, la dichiarazione del ministero degli Esteri per quanto riguarda lo svolgimento di un referendum nella penisola di Crimea e l’adesione alla Russia, conteneva frasi interlocutorie. «La Bielorussia si oppone, all’interpretazione distorta dei principi del diritto internazionale, a favore degli interessi geopolitici, e tenta di rivendicare alcune delle unicità delle situazioni e delle aree internazionali senza ignorare gli altri».
In questo si possono trovare parallelismi con gli argomenti di Mosca, che criticano l’Occidente e in particolare ricorda la separazione del Kosovo (che ha ricevuto il sostegno internazionale). Mentre non c’è stato lo stesso appoggio per la Crimea dopo la dichiarazione del ministero degli Esteri della Russia. Secondo il parere dell’analista BISS (Bielorusso Institute for Strategic Studies) Denis Melyantsova, Minsk ufficialmente in questa situazione non vuole sacrificare le relazioni con l’Ucraina. «Per Minsk è più importante il compito di deviare dal riconoscimento della Crimea e di eludere il riconoscimento dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia, piuttosto che rinunciare al partner economico Ucraina e Georgia. Minsk vorrebbe mantenere un buon rapporto sia per motivi politici sia per motivi di confine» ha detto l’esperto.

I CONTRARI ALL’ANNESSIONE. Contro la modifica della nazionalità della Crimea ci sono i paesi che in passato hanno perso il controllo sui territori come la Georgia. Dopo la sigla dell’accordo per l’annessione della Crimea alla Russia, il ministro degli Esteri georgiano Maya Panjikidze, ha esortato la comunità internazionale a «sforzi consolidati per costringere la Federazione russa ad attuare immediatamente de-escalation della situazione in Crimea».

No all’annessione è arrivata dalla Moldavia. Il presidente Timofti ha espresso sostegno all’integrità dell’Ucraina. Ha anche ammonito la Russia di fare un sofferta di annessione della repubblica separatista di Transnistria. «Credo che queste azioni sono controproducenti e non avranno alcun impatto positivo sulla Moldavia né per la Russia». L’Azerbaijan per voce del ministro degli Esteri Elmar Mammadyarov, a sua volta, ha detto che la crisi in Ucraina dovrebbe essere risolta in conformità con la sua costituzione. Tuttavia, ha sottolineato che «l’Azerbaigian rispetta i problemi di integrità territoriale, in quanto il nostro paese è confrontato con l’aggressività, che ha portato alla occupazione delle terre azere». (Riferendosi al Nagorno Karabakh).
L’unione della Crimea alla Russia è stata condannata dai Paesi Baltici. In generale, hanno sostenuto la posizione dell’Unione europea, che ha rifiutato di riconoscere il risultato del referendum sulla penisola e il conseguente cambiamento nella sua “nazionalità”. Con meno entusiasmo hanno invece commentato le sanzioni verso la Russia. In particolare, il presidente lituano Dalia Grybauskaite, ha sottolineato che le misure restrittive possano influire negativamente anche sul Baltico. «CI potrebbero essere ripercussioni sull’economia locale e la Russia». Anche la Lettonia ha espresso preoccupazione per le ripercussioni economiche partendo dal transito delle merci russe in Lettonia. Il primo ministro della Lettonia, Laimdota Straujuma ha osservato che le sanzioni contro la Russia potrebbe costare al paese centinaia di milioni di euro. La Lituania parla ora di ripristinare la leva obbligatoria (che era stata abolita nel 2008), L’Estonia sollecitare tutti i cittadini ad aderire alla Lega di Difesa Nazionale (paramilitare volontaria), in Lettonia hanno espresso la necessità di rafforzare l’esercito. Tuttavia, come riconosciuto ministro della Difesa lettone, Raymond Vejonis, nel caso di una ipotetica aggressione i lettoni pensano di poter resistere ad un assalto. «I nostri campi, fossati e zone umide creano condizioni geografiche favorevoli per noi» – ha aggiunto.