La Crimea e la spesa militare europea

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ITALIA – Roma 22/03/2014. Dopo la Guerra Fredda, molte nazioni europee modificarono completamente la propria impostazione di difesa e sicurezza; sopratutto quelle più vicine alla Russia. Oggi il caso della Crimea porta a ripensare la questione.

La Svezia, ad esempio, diede priorità ai conflitti lontani a a sfide non militari. Chiunque parlasse di minaccia russa veniva considerato un relitto del passato. La facilità con cui la Russia ha usato la forza militare in Ucraina è stato un campanello d’allarme per molti paesi europei; alla luce dei taglialla spesa della Difesa in un’Europa senza più la cortina di ferro sbriciolatasi a cavallo degli anni Novanta. 

Molte spostarono la loro priorità sulle missioni internazionali, come in Afghanistan, piuttosto che sulla deterrenza: i recenti fatti della Crimea stanno facendo ricalibrare la situazione. Solo una manciata di membri europei della Nato può soddisfare l’obiettivo, posto dall’Alleanza, di destinare il 2 per cento del proprio pil per la difesa; Mosca, oggi, spende oltre il 4 per cento del pil per le sue forze armate. Messi a dura prova dalla crisi finanziaria, i bilanci europei della difesa sono diminuiti mentre la Russia ha ripreso i pattugliamenti vicino alle frontiere europee, compresi i voli a lungo raggio dei bombardieri strategici nel 2007. Nonostante la guerra con la Georgia nel 2008, l’investimento nella Difesa da parte della Russia è stato considerato solo in termini di modernizzazione delle forze militari cadute in rovina con l’implosione dell’Urss. Secondo il Sipri, riprovato da Army Times, l’assertività di Mosca nella crisi ucraina comporterà un aumento dei bilanci militari nei paesi vicini o confinanti con la Russia, in Europa centrale e nel Mar Baltico. Ad esempio: il ministro della Difesa ceco ha recentemente chiesto di portare la spesa militare all’1,5 per cento del pil, dall’1,1 per cento che per i militari hanno eroso la prontezza militare del paese. La Lituania spende meno dell’1 per cento del pil per la difesa, ma prevede innalzarlo, anche se «non è realistico che la Lituania raggiunga l’obiettivo del 2 per cento nel breve periodo» ha detto il ministro delle Finanze Rimantas Sadzius a marzo 2013. Lituania, Estonia e Lettonia hanno invitato la Nato a dislocare in quest’area maggiori risorse, come truppe di terra e difese missilistiche; ‘da canto suo l’Alleanza ha intensificato i pattugliamenti aerei sui paesi baltici e la Francia ha offerto il 21 marzo altri quattro aerei da combattimento. Le tre ex repubbliche sovietiche hanno una forte contrapposizione con Mosca per le minoranze di lingua russa presenti nei loro paesi; nel caso della Crimea, Vladimir Putin ha usato la tutela dei russi come motivo per entrare in Crimea, così come aveva fatto per il caso della Georgia nel 2008. In generale, la crisi ucraina non ha prodotto alcun riscontro nell’amministrazione Obama: a febbraio, il segretario alla Difesa Usa, Chuck Hagel, ha detto nella NATO gli Usa hanno intenzione di diminuire la presenza militare senza però comprometterne le capacità e ha aggiunto che gli alleati europei avrebbero dovuto adottare lo stesso approccio.

Nel complesso, la spesa per la difesa in Europa è destinata a rimanere vincolata da sempre più  ampie pressioni fiscali più ampie: Gran Bretagna e Francia manterranno bilanci invariati, nel Sud Europa si sono registraste contrazioni più ampie. Il governo Renzi intende tagliae di 3 miliardi di euro il bilancio della difesa: risparmi cha andranno dagli F35 alla dimissione di immobili ai tagli sul personale.  Al contrario, i paesi dell’Europa centrale e settentrionale i”tendono aumentare la spesa della difesa alla luce della rinnovata tensione. Nel Nord Europa, la Svezia appare dddl tutto impreparata e ora, dopo i fatti di Crimea, sia l’opposizione di sinistra che il governo di centro – destra improvvisamente hanno scoperto che la prontezza militare della Svezia è inadeguata e che occorre ridimensionare la sua capacità. Il problema è, secondo gli analisti, che la ricostruzione di una difesa territoriale robusta richiede impegni per un decennio. La Finlandia ha mantenuto una visione più “realistica” verso la Russia, con cui condivide un confine lungo 1.300 km:

Helsinki ha mantenuto viva una forte linea di difesa verso est, ha mantenuto il servizio di leva annuale di circa 25mila soldati in aggiunta ai 14.500 permanenti.