CORONAVIRUS. La Grande Corsa verso un vaccino

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Operatori sanitari, malati e confinati in casa di tutto il mondo stano solo aspettando un vaccino per il covid-19. Non è nota alcuna cura per il nuovo coronavirus che è emerso in Cina alla fine dello scorso anno e che da allora è arrivato in tutto il pianeta, infettando più di mezzo milione di persone e causando più di 30.000 morti.

A metà gennaio, i ricercatori cinesi hanno pubblicato la sequenza genetica del virus, utile per decine di laboratori di ricerca in tutto il mondo nella corsa alla ricerca di farmaci efficaci. Gli approcci sono stati molto diversi. Alcuni team stanno esaminando gli effetti dei farmaci esistenti come potenziali trattamenti, altri stanno sperimentando il riuso di farmaci comuni. Altri stanno usando tecnologie all’avanguardia per creare nuovi tipi di vaccini. Poco più di 60 giorni dopo che la sequenza genetica di Covid-19 è stata condivisa, il primo potenziale vaccino ha iniziato ad essere testato sull’uomo, alimentando le speranze di avere un vaccino pronto entro 18 mesi. 

La Gavi, Vaccine Alliance, ha detto che normalmente ci vogliono tra i 10 e i 15 anni perché un farmaco passi dallo sviluppo, alle fasi di test, alla licenza e alla produzione su larga scala, come il vaccino Ebola pronto tra cinque anni, riporta Afp. Gavi, che sta mettendo a disposizione dei Paesi a basso reddito fondi per rispondere alla crisi del coronavirus, ha chiesto ai leader mondiali di garantire che i potenziali trattamenti e vaccini siano accessibili a tutti.

In mezzo alle preoccupazioni per la carenza di cooperazione globale sul virus, le nazioni del G20 hanno annunciato un’iniezione di 5 trilioni di dollari per rilanciare l’economia globale e si sono impegnate a lavorare insieme per aumentare i finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo di vaccini e medicinali. 

La Coalition for Epidemic Preparedness Innovations, Cepi, un’organizzazione mondiale con sede a Oslo, ha chiesto 2 miliardi di dollari per sostenere lo sviluppo di un vaccino. Nel frattempo, gli Stati Uniti stanno finanziando diverse aziende attraverso il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani e i National Institutes of Health. 

Il metodo tradizionale per lo sviluppo di vaccini, basato su principi che risalgono al vaccino contro il vaiolo del 1796, è stato quello di introdurre una parte modificata dell’agente infettivo per stimolare il sistema immunitario dell’organismo senza fare danni. Ma una tecnica emergente mira a innescare questa risposta immunitaria in un modo diverso, incorporando un filamento del materiale genetico del virus. 

Il National Institutes of Health sta lavorando con Moderna, azienda fondata nel 2010, per realizzare un vaccino utilizzando le informazioni genetiche della proteina per farla crescere all’interno del tessuto muscolare umano, invece di doverla iniettare.

Queste informazioni sono immagazzinate in una sostanza intermedia transitoria chiamata Rna Messaggero che trasporta il codice genetico dal Dna alle cellule. I test sull’uomo sono iniziati questo mese e se tutto va secondo i piani, potrebbe essere disponibile in circa un anno e mezzo.

La francese Sanofi sta usando un approccio genetico diverso: sta collaborando con il governo degli Stati Uniti per utilizzare una piattaforma di DNA ricombinante per produrre un vaccino. Prende il Dna del virus e lo combina con il Dna di un virus innocuo, creando una chimera che può provocare una risposta immunitaria. Gli antigeni che produce possono poi essere scalati. 

La tecnologia è già alla base del vaccino antinfluenzale di Sanofi, e l’azienda ritiene di avere un vantaggio grazie a un vaccino contro la Sars che ha sviluppato e che offre una protezione parziale degli animali. 

Per curare i pazienti, l’Oms ha selezionato quattro farmaci o combinazioni per uno studio globale su larga scala che coinvolge pazienti dall’Argentina alla Thailandia. 

Si tratta del remdesivir per il trattamento antivirale sperimentale; una combinazione di due farmaci anti-Hiv, il lopinavir e il ritonavir; questi due farmaci più l’interferone beta, un farmaco per il sistema immunitario; e la clorochina per la malaria. 

Remdesivir, prodotto dalla statunitense Gilead Sciences, è già nelle fasi finali degli studi clinici in Asia e i medici in Cina hanno riferito che si è dimostrato efficace nella lotta contro la malattia. È stato sviluppato per combattere altri virus tra cui l’Ebola (dove si è dimostrato inefficace) e non è stato ancora approvato. 

La combinazione lopinavir-ritonavir ha avuto risultati deludenti in uno studio su 199 pazienti a Wuhan, Cina, pubblicato sul New England Journal of Medicine. I ricercatori hanno concluso che i farmaci non hanno migliorato significativamente i risultati clinici. 

L’idrossiclorochina e la clorochina, composti correlati che sono forme sintetiche di chinino, sono stati utilizzati per secoli per trattare la malaria; il primo che è il meno tossico dei due, è anche usato come antinfiammatorio per trattare l’artrite reumatoide e il lupus. I farmaci hanno dimostrato di essere promettenti contro la malattia di Covid-19 nei primi studi in Francia e in Cina.

I ricercatori di Regeneron l’anno scorso hanno sviluppato un farmaco per via endovenosa che ha dimostrato di aumentare significativamente i tassi di sopravvivenza tra i pazienti di Ebola utilizzando quelli che sono conosciuti come anticorpi monoclonali. Il farmaco potrebbe funzionare sia come trattamento che come vaccino, dosando le persone prima che siano esposte, anche se questi effetti sarebbero solo temporanei.

Un progetto sostenuto dal Cepi, in collaborazione con l’Institut Pasteur francese, l’azienda biotecnologica Themis e l’Università di Pittsburgh, utilizza il vaccino contro il morbillo come veicolo, ampiamente prodotto in tutto il mondo e ridisegnato per esprimere l’antigene del nuovo coronavirus. Gli scienziati australiani stanno adottando su larga scala il vaccino Bcg, utilizzato per decenni per prevenire la tubercolosi, per vedere se può proteggere gli operatori sanitari dal covid19.

Graziella Giangiulio