CORONAVIRUS. Finanza creativa per il dopo COVID-19?

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Ma perché per una volta l’Italia non copia la Cina? Il riferimento è ai provvedimenti economico finanziari adottati dalla Cina per far fronte alla crisi economica cinese a seguito del contagio da Covid19. Provvedimenti che forse faranno ripartire il motore economico cinese in maniera inaspettata

Asia Times in un articolo ripreso da Settimana News ha a lungo parlato dell’impatto economico che avrà il Covid19 sull’Italia. «L’intera Italia è stata bloccata il 9 marzo, rendendola il primo paese in seguito all’esempio cinese di chiusura avvenuto il 23 gennaio».

Il giornale spiega però che la differenza tra l’Italia e la Cina sta nei diversi sistemi economici, il secondo è relativamente chiuso, poiché la sua valuta non è liberamente scambiabile. L’Italia, al contrario, fa parte di uno dei principali partner dell’Eurozona ed è pienamente integrata nel mercato globale. Le conseguenze di questa chiusura potrebbero essere maggiori internamente ed esternamente. Bisogna dunque intervenire tempestivamente. 

La Cina in piena crisi economica con fabbriche ferme, militari spianati agli ingressi e uscite dalle città ha messo in moto la finanza. Ha creato prodotti ad hoc per salvare il salvabile. Gli esperti in situazioni come queste hanno suggerito, avendo come esperienza il caso SARS, una unione  di intenti tra Banche centrali e Ministeri per le finanze con provvedimenti appunto ad hoc.  

La Cina, e anche l’India, ha utilizzato strumenti in cui punta a guidare l’attività di indebitamento attraverso operazioni di RE.PO, pronti contro termine, su tagli ai tassi. Tali azioni aggiungono nuovi contanti ai sistemi finanziari per stabilizzare i mercati e incoraggiare i prestiti bancari. La Cina ha utilizzato questi strumenti all’inizio di febbraio, aggiungendo 1,2 trilioni di yuan ($ 173 miliardi) ai mercati monetari con accordi di riacquisto di obbligazioni. Anche la Banca popolare cinese ha abbassato il tasso di pronti contro termine per aumentare l’attività di prestito. L’attività della banca centrale è avvenuta quando i mercati finanziari sono stati aperti in Cina per la prima volta dopo le estese festività del Capodanno lunare.

Finora l’economia cinese ha subito il più grande rallentamento. Le banche statali del paese stanno sostenendo le imprese nazionali acquistando una serie di obbligazioni di coronavirus, ha riferito il Wall Street Journal aiutando a mantenere le società a galla mentre i ricavi scendono.

I proventi delle obbligazioni sono parzialmente dedicati alle attività di soccorso del coronavirus in Cina, secondo il WSJ. Più di 150 aziende hanno emesso le proprie versioni delle obbligazioni dall’inizio di febbraio, raccogliendo 34 miliardi di dollari per le società in via di estinzione. I finanziatori statali hanno contribuito a rendere il costo del prestito più economico per coloro che emettono tali obbligazioni acquistando quote elevate a tassi di interesse bassi. L’attività aiuta il governo cinese a emettere liquidità più direttamente alle aziende sull’orlo del default e, mentre le obbligazioni sono commercializzate come strumenti per il controllo dei virus, il WSJ ha riferito che la maggior parte degli emittenti utilizza i fondi raccolti per estinguere il debito esistente.

Per il ritorno alla normalità gli esperti prevedono almeno un anno sempre se il mondo riuscirà a contenere il virus. Nel frattempo bisognerà prevedere anche un dopo Coronavirus

Siamo. In grado come sistema paese di pensare a una serie di pacchetti economici che vadano oltre l’emorragia? Oppure possiamo pensare di usare questo terribile momento per far ripartire l’Italia? Magari come promotori di una nuova politica economico finanziaria italiana? 

I provvedimenti tampone che verranno adottati da tutti i paesi europei che finiranno nella morsa, vedasi le dichiarazioni di Merkel e Macron, e sappiamo tutti non saranno utili per il dopo coronavirus. Interventi strutturati con prodotti ad hoc che partendo da ora guardano al futuro sarebbero indispensabili. 

La domanda in altre parole è: ci sono strumenti economico finanziari made in Italy o made in Europe che si possono mettere in campo? Se è si quali?

Asia Times scrive: «L’Unione europea non sta andando bene. Non ha ancora digerito la Brexit, ed è immersa fino alle ginocchia in feroci controversie su quali politiche dovrebbero essere adottate per contrastare la crescente diffusione del coronavirus. Mentre il contagio si sta diffondendo in Italia, i paesi vicini stanno chiudendo i confini (con il Belpaese, ndr) per paura della diffusione dell’infezione. L’UE sta rapidamente diventando l’ombra del suo vecchio IO. I paesi membri stanno diventando sempre più isolati gli uni dagli altri e finora non vi è consenso su un approccio unitario per contrastare il virus o le conseguenze economiche dell’infezione. La recessione infatti sta già iniziando». 

Graziella Giangiulio e Antonio Albanese