COREA DEL SUD. Pyongyang condanna a morte 4 giornalisti sudcoreani

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Pyongyang ha condannato a morte quattro giornalisti sudcoreani per recensioni di libri che hanno insultato il Nord.
Secondo Kcna, ripresa dal quotidiano malese The Star, il Chosun Ilbo e il Dong-A Ilbo, entrambi giornali conservatori, hanno recensito la nuova edizione coreana di North Korea Confidential, un libro di due giornalisti britannici residenti a Seul, pubblicato per la prima volta nel 2015.

L’opera illustra nei dettagli il ruolo crescente del mercato nella vita quotidiana della Corea del Nord, dove le fiction televisive sudcoreane circolano sul mercato nero, e gli articoli di moda e le acconciature di Seul vengono copiate. Per l’edizione coreana il libro è stato intitolato Capitalist Republic of Korea, un gioco di parole adula denominazione ufficiale del paese che è Repubblica Popolare di Corea; la sua copertina sostituisce la stella rossa nello stemma del Rpdc con il simbolo del dollaro.

I giornali «hanno commesso un orribile crimine, offendendo gravemente la dignità della Rpdc in una campagna sordida» ha dichiarato il tribunale centrale nordcoreano, ripreso da Kcna.

I giornali hanno avuto la “temerarietà” di camuffare la foto di copertina: «Sono arrivati alle calunnie e agli insulti persino sul nome inviolabile del nostro paese e sul suo emblema nazionale», riporta Kcna.

Un giornalista di ogni giornale e i presidenti di entrambe le società editrici sudcoreane sono stati condannati alla pena capitale: «I criminali non hanno alcun diritto di appello e l’esecuzione sarà effettuata in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo senza dover ricorrere ad ulteriori procedure», ha aggiunto il trubunale. Non è stata specificata, però, alcuna sanzione per gli autori dei libri, l’ex corrispondente dell’Economist Daniel Tudor e James Pearson, della Reuters.

Non è la prima volta che Pyongyang ha decretato una condanna a morte nei confronti di cittadini sudcoreani.

In giugno ha detto che avrebbe condannato alla pena di morte l’ex presidente del Sud Park Geun-Hye e al suo ex capo dell’agenzia di spionaggio Lee Byung-Ho, affermando che le sue autorità di sicurezza statali avevano sventato un complotto delle agenzie di spionaggio degli Stati Uniti e della Corea del Sud per uccidere il leader nordcoreano Kim Jong-Un. Il ministero dell’Unificazione sudcoreano, riporta Yonhap, ha condannato la sentenza intimando a Pyongyang di porre fine a simili intimidazioni.

Luigi Medici