COREA DEL NORD. Tutti in quarantena anti coronavirus: per primi i diplomatici stranieri

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Il personale delle ambasciate straniere e delle organizzazioni internazionali a Pyongyang è sempre più isolato dai contatti con i nordcoreani per paura di contagio del coronavirus: il 4 febbraio il ministero degli Affari esteri nordcoreano ha emanato un’altra serie di nuove restrizioni indirizzate a «tutte le missioni diplomatiche e le organizzazioni internazionali», presenti nel paese.

La Corea del Nord limita, infatti, l’ingresso e l’uscita dal paese ai diplomatici stranieri e allo stesso tempo, le autorità hanno sospeso a tempo indeterminato la fornitura di servizi agli stranieri in hotel, negozi, ristoranti e alcuni luoghi pubblici di Pyongyang. 

«L’entrata e l’uscita dal Paese è vietata ai membri del corpo diplomatico che cercano di acquistare merci e ai nuovi collaboratori. In caso di arrivo nel Paese per necessità o condizioni su cui non si ha alcun controllo, l’ingresso a Pyongyang è consentito solo dopo una quarantena di 15 giorni nei punti di ingresso», riporta un post messo sull’account Facebook del Ministero e ripreso dalla Tass.

Le autorità nordcoreane hanno inasprito la quarantena per i diplomatici e i dipendenti delle organizzazioni internazionali che attualmente lavorano a Pyongyang. In particolare, tutti gli stranieri hanno l’ordine di rimanere negli edifici delle loro ambasciate e di non lasciare gli alloggi diplomatici dell’ambasciata nordcoreana, dove si trovano diverse missioni di organizzazioni internazionali e complessi residenziali, fino al 15 febbraio 2020.

Allo stesso tempo, le autorità hanno sospeso a tempo indeterminato la fornitura di servizi agli stranieri in hotel, negozi, ristoranti e alcuni luoghi pubblici di Pyongyang. Mentre le misure di quarantena sono in vigore, agli stranieri viene detto di utilizzare i negozi situati nel quartiere diplomatico.

In questa maniera, le già tenui linee economiche della Corea del Nord verso il mondo esterno sono ormai quasi tagliate, poiché il paese sigilla i suoi confini con la Cina e la Russia per impedire la diffusione del nuovo coronavirus, riporta N18. La Corea del Nord ha interrotto i voli aerei e il servizio ferroviario con i suoi vicini, ha stabilito quarantene obbligatorie per settimane per gli stranieri arrivati di recente, ha sospeso il turismo internazionale e ha imposto un blocco quasi totale dei viaggi transfrontalieri.

Queste chiusure potrebbero danneggiare gli sforzi del leader Kim Jong Un per mantenere la sua promessa di far ripartire l’economia della Corea del Nord; sforzi già compromessi dalla mancanza di progressi nei colloqui sulla denuclearizzazione con gli Stati Uniti, che hanno aperto la strada all’imposizione di sanzioni internazionali alla Corea del Nord.

Stando a quanto riportato da Daily NK, il confine sembra essere stato quasi completamente chiuso almeno dal 30 gennaio. Pyongyang avrebbe anche chiesto a Pechino di non rimpatriare i disertori nordcoreani detenuti in Cina.

I nordcoreani che lavorano nei ristoranti e altrove in Cina, violando le sanzioni delle Nazioni Unite, sono in “prigionia virtuale” nelle loro case sotto le istruzioni delle autorità della Corea del Nord. queste regole draconiane, che sembrano aver avuto successo nel prevenire fino ad ora la presenza di casi di polmonite virale in Corea del Nord finora, stanno a significare che la Corea del Nord ha tagliato o drasticamente limitato i legami economici su cui si basa. La Corea del Nord, infatti, promuove la localizzazione dei prodotti fabbricati nel paese ma le materie prime provengono dalla Cina. L’entità del rischio economico per la Corea del Nord dipende in gran parte dalla durata del blocco e da quanto sono estese le restrizioni.

Un recente studio dell’associazione commerciale sudcoreana ha rilevato che la quota della Cina nel commercio estero nordcoreano è salita al 91,8 per cento lo scorso anno, rispetto al 17,3 per cento del 2001. La crisi potrebbe portare Pyongyang a cercare di compensare la sua maggiore vulnerabilità economica facendo mosse provocatorie come la ripresa dei lanci di missili a lungo raggio o dei test nucleari.

Antonio Albanese