COREA DEL NORD. Rischio black out carburante

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Sanzioni uguale economia in stallo? Staremo a vedere. In Nord Corea si stanno già osservando le prime ripercussioni negative. Le ultime sanzioni concordate lunedì dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite vietano l’esportazione di tessuti dalla Corea del Nord, uno dei pochi produttori di valuta estera, osserva la Reuters. Tuttavia la Cina ha sì limitato le importazioni di petrolio e prodotti raffinati, senza imporre, però, il pieno divieto che gli Stati Uniti avevano chiesto.

I commercianti cinesi che operano lungo il confine con la Corea del Nord hanno dichiarato che i carburanti sono più scarsi e costosi di prima, e si registrano grosse perdite dal divieto di import export di materie prime come il carbone.

A lamentarsi delle sanzioni, gli imprenditori cinesi che hanno investito e producono tutti beni per il mercato nord coreano, ora vietati, che sono sull’orlo del fallimento come, per esempio, i produttori di auto nelle zone di confine con la Corea del Nord. Uno di loro alla Reuters ha detto: «Se non ci possono pagare, non daremo loro merci gratuitamente. Le nostre fabbriche sono in fallimento».

Sostanzialmente venendo meno la valuta estera il Nord Corea non sa come pagare e quindi il mercato si ferma creando disagi anche alle regioni cinesi. 

Per quanto concerne il mercato interno, la popolazione è abituata alle restrizioni economiche e mostra solo preoccupazione per il possibile taglio del carburante.

Secondo gli analisti Pyongyang dovrebbe essere molto più preoccupata per la promessa di taglio del carburante da parte della Cina che non da un possibile bombardamento da parte degli USA. Perché le restrizioni decarburante potrebbero metter veramente in ginocchio l’economia nord coreana.

La Reuters ha riferito alla fine di giugno  la CNNC ha sospeso le vendite di benzina e di carburante alla Corea del Nord per paura di non essere saldata e i dati doganali cinesi asseriscono che le esportazioni di benzina verso il Nord Corea sono diminuite del 97% rispetto allo stesso periodo del 2016. 

I prezzi della benzina e del diesel, in Corea del Nord, sono aumentati dopo il taglio e sono quasi raddoppiati a partire dalla fine dell’anno scorso. All’inizio di settembre, la benzina costa 1,73 dollari / kg, rispetto ai 97 centesimi dello scorso dicembre, secondo i dati del Daily NK della società della difesa.

L’unico bene che si trova a buon mercato è il carbone che ora abbonda a causa dello stop alle importazioni da parte della Cina. 

Che manchi benzina e diesel lo si evince anche da alcune decisioni del Governo nord coreano: per esempio, è stato annullato uno spettacolo aereo previsto per questo mese nella città costiera di Wonsan, la motivazione ufficiale è stata: «a causa delle circostanze geopolitiche attuali». Diversi commercianti cinesi hanno detto che i militari stanno risparmiando il carburante per l’aviazione.

Ora la nuova risoluzione delle Nazioni Unite impone un divieto di condensati e liquidi di gas naturale, fino a un limite di 2 milioni di barili all’anno sui prodotti petroliferi raffinati e un limite all’esportazione di petrolio greggio verso la Corea del Nord a livelli attuali.

La Corea del Nord utilizza in questo periodo molto meno grezzo che durante il suo periodo di primavera industriale negli anni ’70 e ’80, secondo la US Energy Information Administration. Dopo che i rifornimenti a prezzo ridotto dalla Cina e dall’Unione Sovietica si sono conclusi dopo la guerra fredda, il consumo è sceso da 76.000 barili al giorno nel 1991 a 15.000 circa l’anno scorso, secondo l’EIA.

La Corea del Nord ha investito, ancor prima delle sanzioni, in energia solare e molti balconi di appartamenti e tetti sono coperti di pannelli che forniscono potenza per cucinare e illuminare soprattutto nel nord del Paese. E comunque asseriscono gli esperti il Paese può resistere senza battere ciglio per un anno

La Cina non ha mai divulgato i dati sulle esportazioni di greggio verso la Corea del Nord, ma fonti industriali dicono che si arriva a 520.000 tonnellate di greggio all’anno attraverso una pipeline invecchiato.

Graziella Giangiulio