COREA DEL NORD. Pyongyang teme l’invasione nipponica e minaccia Tokyo

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Il Pyongyang Times si lancia contro il Giappone per la sua nuova politica tesa a contrastare la Corea del Nord dopo il recente test del missile strategico Hwasong-12.

Obiettivi dell’attacco mediatico sono il premier Shinzo Abe che nel suo colloquio telefonico con l’ammiraglio Harry B. Harris, comandante delle forze Usa nel Pacifico il 16 maggio, ha concordato sul bisogno di una solidarietà e di un’alleanza più stretta per affrontare la «minaccia nucleare e missilistica dalla Corea del Nord». Ma dopo Abe, il giornale nordcoreano prende di mira un’altro peso massino nipponico, il ministro delle Finanze Taro Aso e il segretario del Tesoro Usa, Stephen Mnuchin, che «nei loro colloqui del 12 maggio hanno discusso di appesantire le sanzioni economiche sulla Rpdc. Aso in conferenza stampa ha successivamente chiamato la Rpdc “un paese privo di buon senso”».

Accanto a queste due figure politiche stanno poi il ministro degli Esteri e altri ministri del governo del Giappone che stanno mettendo in guardia il governo della Corea del Sud dicendo che «è il momento di aggravare la pressione e non di cercare il dialogo». Il Rodong Sinmun prosegue paventando una nuova invasione nipponica nella penisola coreana.

Il Rodung Sinmun infatti ha riportato, condannandole, le parole di altri politici nipponici che chiedono anche attacchi preventivi: «Gli ex ministri della difesa Nakatani e Onodera e altre persone dell’ultra-destra del Giappone si sono recentemente espresse (…) su una “politica del Giappone verso la Rpdc nell’era di Trump”. Essendo aumentato la tensione nella penisola coreana dicono che il Giappone dovrebbe essere pronto (…) I reazionari giapponesi cercano con zelo l’opportunità di aggressione d’oltremare mentre “pappagallano” l’assurda storia americana sulla minaccia della Rdpc. Cercano di ripetere l’epoca in cui gli imperialisti giapponesi avevano invaso i paesi asiatici, parlando della “Sfera della Co-Prosperità dell’Asia Orientale”».

Per il Pyongyang Times, inoltre, «si tratta di un atto impudente e insensato di coloro che sono rimasti sbalorditi dalla straordinaria potenza e posizione strategica della Rpdc che è emersa come potenza nucleare in Oriente e potenza missilistica in Asia. Sono i reazionari giapponesi che si sentono più disagio di altri dopo il lancio del razzo (…) Oggi la terraferma americana e il teatro operativo del Pacifico sono all’interno del raggio di attacco della Rpdc che ha tutti i mezzi per annientare un attacco di rappresaglia. Questo fatto rende il Giappone, che ha commesso un sacco di crimini, folle perché colpito da una mania di persecuzione estrema.

A marzo infatti c’è stata un esercitazione per l’evacuazione dei cittadini, la primo del suo genere dalla fine della Seconda guerra mondiale, nella prefettura di Akita e nei giorni scorsi sono state rafforzate le misure del governo per l’evacuazione di più di 57 mila giapponesi in Corea del Sud in caso di emergenza. La richiesta di rifugi sotterranei e purificatori d’aria che resistono al materiale radioattivo ha a tutt’oggi registrato un aumento esplosivo tra i giapponesi, un’indicazione del disagio prevalente nell’arcipelago giapponese. Il Giappone vuole alleviare la sua paura attraverso ulteriori sanzioni e pressioni rivela solo il suo nanismo politico»

E subito dopo parte la minaccia: «Tutti i mezzi di attacco militare della Rpdc, comprese le armi nucleari già dispiegate per una vera guerra, hanno come obiettivo le basi delle forze dell’aggressione imperialista degli Stati Uniti in Giappone e in quelle continentali statunitensi. E stanno aspettando solo il momento di lanciare colpi decisivi».

Antonio Albanese