COREA DEL NORD. Pyongyang definisce Trump un “cane” e Moon un “traditore”

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Il ministro degli Esteri nordcoreano Ri Yong-ho ha ridicolizzato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dicendo che la sua minaccia di distruggere la Repubblica popolare di Corea è simile al «suono dell’abbaiare di un cane». Secondo  quanto riporta Yonhap, Ri, arrivato a New York per partecipare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, parlando ai giornalisti davanti al suo hotel, ha dato la prima risposta del regime alla minaccia di Trump di «distruggere totalmente» la Corea del Nord se rappresentasse una minaccia diretta per gli Stati Uniti o i suoi alleati.

«Se pensava di poterci spaventare con il latrato di un cane, si tratta davvero del sogno di un cane», ha detto Ri, facendo riferimento a un proverbio nordcoreano che descrive una processione in movimento anche se i cani abbaiano. In coreano, il sogno di un cane è cosa assurda e poco sensata.

Alla domanda sul soprannome dato da Trump a Kim Jong Un, “Rocket Man”, Ri ha detto: «Mi dispiace per i suoi aiutanti». La Corea del Nord ha inviato il suo ministro degli Esteri all’evento annuale ogni anno dal 2014.

In precedenza, il presidente sudcoreano Moon Jae-in ha invitato le Nazioni Unite a svolgere un ruolo maggiore nella risoluzione pacifica della questione nucleare nordcoreana, definendola la sfida più urgente per l’Organismo.

Nel suo primo discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Moon ha anche sottolineato che la comunità internazionale dovrebbe trattare duramente con la Corea del Nord fino a quando Pyongyang non rinunci volontariamente ai suoi programmi nucleari e ha chiesto nuove sanzioni in risposta alle provocazioni. «Il ruolo più importante richiesto oggi alle Nazioni Unite è quello di cercare una soluzione fondamentale che possa fermare il circolo vizioso delle provocazioni e delle sanzioni (…) La Corea del Nord deve (…) immediatamente rinunciare alle sue decisioni che conducono all’isolamento e al collasso, per poi presentarsi al dialogo. Esorto la Corea del Nord a rinunciare alla sua politica ostile e a cedere le sue armi nucleari in modo verificabile e irreversibile (…) Siamo pronti ad aiutare la Corea del Nord, insieme alla comunità internazionale, non appena la Corea del Nord deciderà di mettersi sul lato giusto della storia».

Ma il Minju Joson definisce traditrice e ingannatrice la scelta diplomatica di Seul: «Hanno lavorato duramente per diffamare le misure della Rpdc per l’autodifesa e soffocare i connazionali senza misurare il significato e il peso storico mondiale del grande evento nella storia nazionale prodotto dai loro connazionali del Nord. Inoltre, hanno chiesto a diversi paesi “la cooperazione nel fare pressione sul Nord”, senza accontentarsi di fare eco al padrone americano (…) dopo l’insediamento, le nuove autorità parlarono di “ripristino della normale diplomazia attraverso l’invio di un inviato speciale”, ma ben presto rivelarono la loro natura filo-americana (…)  Chi può fidarsi di questi sciocchi privi di qualsiasi principio e opinione indipendente?».

Antonio Albanese