COREA DEL NORD. Pyongyang chiude i ristoranti all’estero

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I lavoratori nordcoreani hanno iniziato a lasciare la città di confine cinese di Dandong, dopo che l’ultima serie di sanzioni Onu è entrata in funzione. Stando a Scmp, quasi 100.000 lavoratori stranieri, principalmente in Cina e in Russia, hanno portato circa 500 milioni di dollari all’anno a Pyongyang, secondo Washington.

Dandong, città di 800.000 abitanti lungo il fiume Yalu, confine naturale con la Corea del Nord, è sede di molti ristoranti e alberghi che hanno nel personale cameriere, ballerini e musicisti nordcoreani, vera attrazione turistica per la città.

Migliaia di lavoratori, per la maggior parte donne, sono impiegati anche nelle fabbriche di indumenti e di elettronica di proprietà cinese a Dandong, con una quota significativa del loro stipendio che va direttamente allo Stato nordcoreano.

Alcuni video che circolano sui social media cinesi mostrano centinaia di donne nordcoreane che, in fila, aspettano di varcare il confine di Dandong. Settori commerciali che vanno dal minerale di ferro ai frutti di mare al ginseng e all’alcol, sono stati paralizzati, dicono gli operatori; anche i controlli doganali e i pattugliamenti più severi della polizia di frontiera cinese hanno reso più difficile il contrabbando di merci attraverso la frontiera, secondo i commercianti.

L’impatto è stato enorme. L’economia di Dandong che ha sempre contato sul commercio frontaliero sta subendo danni notevoli.

Le sanzioni dell’11 settembre scorso hanno anche disposto la chiusura di tutte le joint venture commerciali con la Corea del Nord e hanno aggiunto i prodotti tessili a un elenco di esportazioni vietate, che comprendeva già carbone, minerale di ferro e frutti di mare; la scorsa settimana il ministero del Commercio cinese ha ordinato l’attuazione delle nuove sanzioni in tutto il paese entro 120 giorni.

Le sanzioni consentono di rispettare i contratti esistenti. Gli imprenditori di Dandong, attraverso i quali scorre la maggior parte degli scambi commerciali tra i due paesi, hanno affermato che i contratti non potevano essere rinnovati e che non erano stati approvati nuovi visti. Dandong è una delle città più grandi della provincia di Liaoning, la cui economia sta lottando per riciclarsi frenando la sovra-capacità industriale e ridurre l’inquinamento. Il Liaoning è stato, infatti, il peggior attore economico della Cina nel primo semestre di quest’anno, registrando una crescita del Pil del 2,1 per cento, rispetto al tasso nazionale del 6,9 per cento, secondo le statistiche ufficiali.

Anche in Vietnam, stanno chiudendo i ristoranti cinesi a causa delle sanzioni internazionali: ad Ho Chi Minh, un famoso ristorante nordcoreano, aperto nel 2014, ha chiuso la scorsa settimana; a Da Nang, nota località turistica vietnamita, un altro ristorante nordcoreano ha chiuso i battenti a febbraio. 

Ancora operativi sono due ristoranti nordcoreani in Vietnam, entrambi ad  Hanoi e in profonda crisi per il crollo della clientela.

Nonostante la sua storia di strette relazioni con la Corea del Nord, il Vietnam si è unito alla comunità internazionale nel condannare i test nucleari e missilistici della Corea del Nord.

Antonio Albanese