COREA DEL NORD. Pyongyang vuole uscire dalla lista nera antiriciclaggio 

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La notizia che il cambio crypto sudcoreano Bithumb sta vietando il commercio con 11 paesi accusati di non rispettare le norme globali anti-riciclaggio, metterebbe in evidenza il ruolo che la Corea del Nord può aver svolto in molteplici truffe online. Bithumb, che ha la sede a Seoul, che manovra circa 400 milioni di dollari al giorno, è il più grande scambio di crypto della Corea del Sud e il quinto a livello mondiale in termini di volume, e con il progressivo inasprirsi delle normative in tutto il mondo, questo business in rapida crescita sta cercando di aderire meglio alle norme della comunità finanziaria globale.

Secondo Asia Times, il divieto impedirà il commercio da parte di tutti i residenti dei paesi che fanno parte dell’organismo globale anti-riciclaggio, la “lista nera dei paesi e territori non cooperativi” del Gruppo di azione finanziaria internazionale, che è stata annunciata il 27 maggio ed entrerà in vigore il 21 giugno. I paesi che figurano nell’elenco sono Bosnia-Erzegovina, Etiopia, Siria, Iran, Iraq, Sri Lanka, Trinidad e Tobago, Tunisia, Vanuatu e Yemen, Corea del Nord.

La Corea del Nord ha ottimi motivi per spezzare il cordone sanitario che la circonda, dopo anni di sanzioni. Il regime di Kim Jong-un è stato ripetutamente accusato di aver cercato di raccogliere denaro contante attraverso truffe on line e hacking contro i cambi criptovalute, banche e organizzazioni multinazionali. L’ultima accusa è quella pubblicata a maggio dal GlobalPost Investigations: si sostiene che il Reconnaissance General Bureau, l’agenzia di intelligence nordcoreana, ha creato i migliori hacker del mondo che hanno colpito più di 100 banche e le monete crittografiche di tutto il mondo per 650 milioni di dollari. Questi crimini si sarebbero verificati in 30 paesi.

Una serie di interviste con specialisti informatici, disertori nordcoreani e spie sudcoreane, insieme suggeriscono che gli hacker di Pyongyang compirebbero queste azioni per far revocare le sanzioni imposte al loro paese. Tra i beni che Pyongyang ha acquistato con simili introiti ci sono anche antibiotici per i bambini, riso e pezzi di ricambio per un nuovo missile transcontinentale in grado di colpire New York.

Antonio Albanese