COREA DEL NORD. Per Mosca Washington è in un vicolo cieco

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Il contrasto militare condurrà Washington alla rovina finale, dice il Rodong Sinmun, in un editoriale del 26 settembre; mentre la Russia ricorda agli Usa che l’approccio fin qui seguito ha portato Trump in un vicolo cieco.

«Quelli del gruppo Trump gareggiano per lanciare una sorta di “contrasto militare” contro la Rpdc. Ciò dimostra che gli aggressori degli Stati Uniti hanno optato per un’ avventura militare tentando di provocare una guerra nucleare contro la Repubblica democratica popolare di Corea nonostante le forti proteste e la denuncia dell’opinione pubblica (…) i guerrafondai, compreso il vecchio maniaco degli Stati Uniti, stanno freneticamente invocando “lo scontro militare” e non riescono a credere a quanto vedono (…) Gli Stati Uniti sono lontani, c’è in mezzo tutto il Pacifico, ma non sono affatto un luogo sicuro e qualsiasi opzione militare contro la Rpdc porterà alla rovina finale». Parole di guerra che vengono pubblicate mentre Pyongyang e Washington si rinfacciano una dichiarazione di guerra che viene smentita seccamente.

Mosca è entrata direttamente in campo, ospiterà delegazioni nordcoreane per cercare riuscire dal vortice che si sta addensando sulla penisola coreana, ma ha rinfacciato agli Usa la miopia politica della linea tenuta fino ad ora. Mikhail Ulyanov, capo del dipartimento per la non proliferazione e il controllo degli armamenti del ministero degli Esteri russo, ha descritto, infatti, l’approccio statunitense un vicolo cieco e ha detto che lo strumento delle sanzioni era del tutto privo di significato, riporta Ria Novosti.

Ulyanov ha sintetizzato la posizione russa:«, Perché Pyongyang agisce così? Per un semplice motivo: è preoccupata per la sua sicurezza. Hanno visto quello che è successo al leader libico Muammar al Gheddafi, la dichiarazione di voler distruggere l’accordo nucleare iraniano (…)  queste esercitazioni che si tengono nei pressi delle coste della Corea del Nord (…) i nordcoreani, a quanto pare, sono giunti alla conclusione che il mezzo più affidabile per garantire la loro sicurezza è il possesso di armi nucleari (…) in questa situazione cosa è necessario fare? Forse cercare qualche mezzo perché Pyongyang veda garantita la sua sicurezza e questo può essere fatto solo attraverso mezzi diplomatici (…) Il nostro atteggiamento di principio è quello di raggiungere un accordo politico».

Antonio Albanese