COREA DEL NORD. L’ultima vittoria del Byungjin

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Di fronte alla guerra aperta e solo verbale al momento tra Washington e Pyongyang, occorre constatare il sostanziale fallimento della politica delle sanzioni Onu e della “pazienza strategica” obamiana. Oggi Washington sente direttamente una minaccia non tollerabile portata direttamente al suo territorio: la Corea del Nord potrebbe presto avere una capacità deterrente mai avuto prima in grado di farle colpire il territorio degli Stati Uniti. Questa minaccia sottolinea un dato: Kim Jong Un ha scavalcato il regime di sanzioni internazionali attraverso la politica di sviluppo parallelo economico e nucleare, detta Byungjin, adottata nel marzo 2013 e il mondo deve ora trovare una strategia per limitare il programma nucleare del paese.

In estrema sintesi, il Byungjin prevede la non differenziazione tra l’uso del nucleare civile e e militare, due strumenti che possono essere usati anche per la negoziazione, ma prevede un solo strumento di sviluppo che può militare o civile a seconda delle circostanze e dei tempi che Pyongyang ritiene più opportuni.

Alla luce degli ultimi fatti il Byungjin nordocoreano, riporta il blog 38 North, si è dimostrato più efficace di quanto si pensasse.

Il blog infatti, citando fonti primarie e visite dirette in Corea del Nord, riporta che «le stime del Pnl pro capite della Corea del Nord è arrivato a più di 1000 dollari per la prima volta dal 1980. Allo stesso modo, il livello di vita medio della classe media nordcoreana, almeno a Pyongyang, è incomparabilmente superiore a quello nel 1980, e anche i contadini stanno vivendo meglio;  la fornitura di energia è diffusa relativamente, anche in campagna, dove sono state diffuse le nuove tecnologie come celle solari. Il cibo, per lo meno a Pyongyang, è abbondante e diversificato, e una parte crescente viene prodotta all’interno del paese; il business è vivace, sia nei mercati che in tutta l’economia in generale, la moneta nazionale è stabile e il settore delle costruzioni è in piena espansione; la differenziazione sociale e territoriale è diventata molto più pronunciata».

Quali sono le fonti di questa crescita? La spiegazione fornita dal blog starebbe in una minore spesa per il settore militare convenzionale, poiché lo sviluppo nucleare in questa fase è più conveniente, costando “solo” tra il 2 e il 3 per cento del Pil. A livello teorico, il Byungjin è più “economy friendly” rispetto al precedente “Songun”, che vedeva una primogenitura delimitare sul civile. Allo stesso tempo, Kim Jong-un sembra tollerare una certa quantità di imprenditorialità privata, un approccio che suo padre non avrebbe visto di buon occhio e che suo nonno non avrebbe minimante tollerato.

La crescita economica del Nord si manifesta con un aumento della produzione agricola e, in generale, con l’attività di business, sviluppi derivanti da una politica orientata al mercato, ad investimenti pubblici nel settore della produzione industriale market-oriented; alcuni servizi utilizzano investimenti dall’estero, in gran parte dalla Cina.

Queste attività riflettono un cambiamento sia nella struttura dell’economia, che sta diventando sempre più market-oriented e tecnologica. Sempre grazie alla Cina, le esportazioni sono in crescita, Pechino starebbe sfruttando la “clausola umanitaria”, della risoluzione delle Nazioni Unite con conseguente vantaggi per la produzione della Corea del Nord: Corea del Nord e Cina hanno messo a punto un accordo in base al quale la Corea del Nord serve sia come fornitore di materie prime e come mercato per le merci cinesi.

Data la preoccupazione cinese per il Thaad, è improbabile che Pechino porte fino all’estremo limite le sanzioni.

La Corea del Nord sembrerebbe aver creato nuovi canali di business, forse attraverso società off-shore e altri strumenti che gli permettono di acquistare prodotti provenienti dal Giappone e altrove, altrimenti proibiti.

Pyongyang starebbe cercando uno sviluppo economico postindustriale basato sulla conoscenza come testimonierebbero i suoi progressi nel nucleare.

In quest’ottica le sole sanzioni e l’isolamento da soli non saranno sufficienti a risolvere il problema nucleare della Corea del Nord, che sta attendendo un primo passo da Washington, una risposta alle provocazioni. In altre parole, i nordcoreani stanno esercitando a loro volta la tattica della “pazienza strategica”.

Antonio Albanese