COREA DEL NORD. Lo psicodramma nucleare del Vecchio Lunatico e di RocketMan

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La guerra delle parole tra i due attori principali del dramma del Pacifico, tenuto in secondo piano dagli schermi mediatici occidentali perché visto “troppo” lontano, prosegue allegramente. Trump è un «vecchio lunatico» e le sue minacce sono tutte dei bluff. In sintesi questo è l’editoriale del Rodong Sinmun, in risposta alle nuove esercitazioni congiunte Usa-Sud Corea e alle parole di H.R. McMaster che aveva detto, in un briefing tenuto il 15 ottobre che tutte le opzioni per decapitare la Corea del Nord erano costantemente  aggiornate.

La stampa del regime di Kim Jong Un continua a minacciare Trump e gli Usa di «ridurli in cenere nucleare» se non presteranno attenzione alle parole che, senza mezzi termini, il regime di Pyongyang fa giungere al regime di Washington, per utilizzare un linguaggio tecnico. 

Ed ecco così che Rex Tillerson, sbugiardato e ripreso via Twitter dal presidente Usa, afferma “candidamente” che Donald Trump sta cercando una soluzione diplomatica alla questione coreana. Una ricerca che durerà «fino a quando non cade la prima bomba» ha detto il segretario di stato Usa  cui rispondono le voci del regime: «Se gli imperialisti statunitensi optano per la provocazione militare contro la Rpdc, la terraferma statunitense sarà ridotta in cenere dalla nostra spietata rappresaglia nucleare».

In questo continuo alzare i toni, toni da scontro fra Bianchi e Neri, alcuni dati provenienti da altri attori regionali possono sfuggire, presi come si è dal teatrino delle parole e delle minacce, fino ad ora a vuoto. 

Pechino ha confermato che il commercio con la Corea del Nord nell’ultimo mese è diminuito di un 40% ulteriore, a conferma sia del rispetto delle sanzioni delle Nazioni Unite che della volontà cinese di non avere una guerra e men che meno nucleare alle porte di casa.

Mosca ha pubblicamente denunciato le mosse nordcoreane tese a sviluppare il programma balistico nucleare chiedendo a tutta la comunità internazionale di rispettare le sanzioni Onu che Mosca appoggia.

I due attori geograficamente più grandi e più vicini a Pyongyang ribadiscono la scelta della via diplomatica; contemporaneamente, Washington e Seul danno vita a nuove manovre militari congiunte simulando azioni sul suolo nordcoreano. Bastone e carota di fronte ad un lupo affamato e pericoloso non lo portano generalmente a scodinzolare dopo poco. 

Antonio Albanese