COREA DEL NORD. La pazienza di Pyongyang è agli sgoccioli

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Dopo mesi di apparente calma, la Corea del Nord sta ingranando la marcia nella sua retorica sui negoziati, bloccati, per la denuclearizzazione con gli Stati Uniti, affermando che la sua pazienza si sta esaurendo. Dal summit di giugno tra il presidente americano Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un, il regime di Pyongyang si è astenuto dal criticare pesantemente Washington mentre i loro negoziati sulla denuclearizzazione progredivano, anche se i media di stato nordcoreani hanno continuato a fare una critica di routine e leggera.

I colloqui sul nucleare, riporta Yonhap, si sono bloccati  sulla richiesta di Pyongyang di alleggerimento delle sanzioni in cambio delle misure di denuclearizzazione finora adottate e dell’insistenza di Washington sul mantenimento delle sanzioni fino a quando il Nord non adotterà ulteriori misure per la denuclearizzazione. Pyongyang ha così iniziato ad aumentare gradualmente le sue lamentele e critiche, tanto che la Kcna ha pubblicato due commenti che illustrano l’impasse.

Il livello dei commenti sembra essere stato pensato essere progettato per fare pressione sugli Stati Uniti, mostrando che la pazienza di Pyongyang si sta esaurendo in attesa che Washington prenda le misure corrispondenti, come l’alleggerimento delle sanzioni, in cambio dei suoi passi verso la denuclearizzazione.

Tuttavia, il tono relativamente mite dei comunicati, rispetto a quelli precedenti emessi nello scorso anno e il livello ancora non ufficiale delle dichiarazioni lasciano trapelare che il Nord non vuole interrompere del tutto i negoziati.

Il lungo commento ha accusato gli Stati Uniti per la situazione di stallo e ha espresso frustrazione. Kcna ha anche detto che il Nord ha preso una serie di misure, come la sospensione dei test nucleari e missilistici e il rimpatrio dei resti dei soldati americani, ma gli Stati Uniti non hanno fatto ancora nulla: «La Rpdc attende con pazienza di vedere gli Stati Uniti abbandonare un modo di pensare sbagliato e tornare a ragionare (…) Come non si può accendere un fuoco sott’acqua, il miglioramento delle relazioni Rpdc-Usa è incompatibile con le sanzioni e la pressione».

Antonio Albanese