COREA DEL NORD. “La nostra potenza nucleare è indigesta agli USA”

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Dopo aver annunciato una nuova accelerazione del programma nucleare e missilistico, in risposta alle nuove sanzioni imposte alla Corea del Nord dall’Onu, una serie di editoriali comparsi sul Rodong Sinmun hanno precisato la posizione politica di Pyongyang attaccando pesantemente gli Usa, la Cina e il Giappone. 

«Gli Usa hanno preparato una nuova “risoluzione sulle sanzioni” contro la Rpdc abusando del nome del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, stupito da una serie di successi fatti dalla Rpdc nel tentativo di rafforzare la sua capacità di attacco nucleare (…) gli Stati Uniti hanno fatto un “progetto di risoluzione sulle sanzioni” in collusione con la Cina in una sala separata e hanno spinto altri paesi a seguirli, definendola una “volontà generale della comunità internazionale”, una pratica  arbitraria» riporta il quotidiano del partito di governo.

«Si misura così la loro arroganza impudente, l’egoismo e il doppio standard perché esortano la Rpdc a non condurre alcuni test e lancio e l’abbandono delle armi nucleari, mentre altri modernizzano il loro arsenale nucleare».

Si tratta di una delle poche volte in cui Pyongyang fa espressa menzione della Cina tra i paesi che vogliono bloccare il suo sviluppo, nonostante Pechino sia il suo principale alleato: «La “Risoluzione delle sanzioni” è semplicemente irragionevole per origine (…) È un sogno selvaggio delle forze ostili per ostacolare o bloccare lo sviluppo della forza nucleare della Rpdc».

Come si ricorderà dalle colonne dello stesso giornale era partita la bordata contro il blocco di entità economiche e fisiche colpite da sanzioni Onu: «Un rapido calcolo dimostra che 15 organi di partito e governativi, 73 altre imprese e entità e circa 90 individui della Rpdc sono attualmente inseriti nell’elenco delle sanzioni, insieme a 16 aeromobili e 20 navi commerciali, ma quasi nessuno di loro è associabile alla produzione di munizioni».

Altro obiettivo del quotidiano è il Giappone: «I reazionari giapponesi hanno etichettato i missili della Rpdc come una “minaccia” e una “provocazione” e “hanno sollecitato una maggiore pressione dalla comunità internazionale”.

Ciò è dovuto al trovare un pretesto per calmare la forte preoccupazione e l’opposizione in patria e all’estero sulla militarizzazione del Giappone e giustificare l’accumulo di armi e l’espansione militare all’estero  (…) i giapponesi hanno fatto preparazioni legali, spirituali e militari per riarmarsi con il pretesto della “minaccia nucleare e missilistica” della Rpdc (…)  È un fatto duro da accettare che la Rpdc è già diventata una potenza nucleare in Oriente».

Antonio Albanese